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Le Wendi Woman d’Italia

Wonder woman, col suo mutandone stellato, lo stivaletto rosso di pelle sintetica e la coroncina in testa come una qualunque Miss pronta a giurare che il successo non la cambierà, è roba vecchia. La nuova eroina, la donna al cui confronto Lucy Liu in Kill Bill è una sartina di bottega, è Wendi Woman. Perchè lei, la moglie cinese di Ruport Murdoch, è la perfetta sintesi tra la grazia della donna orientale e quella di Bud Spencer in “Dio perdona, io no!”. E’ la risposta all’ormai fuori moda figura della donna trofeo, ovvero colei che il trofeo te lo lascia stampato sulla faccia sotto forma di una manata degna di finire sul Walk of Fame. Wendi Woman meriterebbe davvero un fumetto. Lo meriterebbe perchè di fianco a un uomo di potere una donna coi superpoteri si vede di rado. E se quei superpoteri sono la capacità di scardinare in un attimo due luoghi comuni di quelli duri a morire (“le donne orientali sono sottomesse” e “le donne giovani e belle restano accanto al marito ricco finchè la barca non affonda”), beh, converrete con me che questa signora è già nella leggenda. Quello di Lady Murdoch però non è un caso isolato e tutto sommato, se si prendono in esame una serie di episodi eclatanti , possiamo sostenere che anche l’Italia ha le sue Wendi Woman. Ecco le nostre eroine nazionali: 1) Gabriella Buontempo, ex moglie di Italo Bocchino. Lei è una Wendi Woman che assesta sì una manata secca, ma alle convenzioni. Da Hilary Clinton a Charlene Wittstock, la storia insegna che alla compagna dell’uomo di potere toccano in dote almeno due belle fregature: l’anello patacca della suocera (che porta notoriamente sfiga) e una simpatica collezione di cornazzi. Cornazzi che quasi tutte digeriscono in nome dell’etichetta e dell’ipocrisia di corte. Wendi Buontempo non ci sta. Non solo non fa finta di niente, ma che è cornuta lo racconta lei. E mica alla manicurista piangendo lacrime amare nella vaschetta per ammorbidire le cuticole. Spiattella tutto a Vanity fair, lasciando intendere che ha sempre saputo tutto e aggiungendo che la Carfagna se la ritrovava pure in vacanza (non si sa se travestita da vucumprà o alle gare aperitivo sulla spiaggia). Poi aggiunge che in Italia se non hai un amante non sei nessuno. Morale: la Carfagna è una stalker, il marito è un po’ sfigato. ( e secondo me, prima di separarsi, Wendi Buontempo ha fatto saltare la montatura dell’occhiale al bell’Italo con un sonoro ceffone). 2) Elisabetta Gregoraci. Un anno fa circa, le motovedette della guardia di finanza circondano lo yacht di Flavio Briatore e fanno scendere tutti in fretta e furia per una brutta storia di contrabbando e frode fiscale. Elisabetta aveva partorito da poco. Diciamoci la verità. Da lei non ci aspettavamo grandi cose. Al massimo che chiedesse ai finanzieri di lasciarla sola un attimo in cabina per dare la brutta notizia ai cari che erano con lei in in quel momento, ovvero la sua Birkin azzurra e il Rolex Daytona Cosmograph. E invece Wendi Gregoraci sfodera gli artigli e con una strategia di guerra degna di un samurai, difende il marito sfoderando un argomento che in fatto di retorica è secondo solo a un best seller di Moccia. “Per lo shock mi è sparito il latte”. E di fronte all’idea che la tetta florida di una neo mamma al cui capezzolo fino a pochi secondi prima stava attaccata la bocca profumata di un neonato dalle gote rosa, si fosse seccata come la piana di Sibari a ferragosto, ci siamo impietositi tutti. Tutti talmente pirla da credere per almeno dieci minuti che un bambino di nome Nathan Briatore potesse condurre una vita di stenti. 3) Valeria Marini. Quando arrestarono Vittorio Cecchi Gori lei lo difese a spada tratta. E considerato che fino quel giorno il contraddittorio più impegnativo della sua vita lo aveva avuto con Martufello al Bagaglino, la sorpresa è stata grande. Andò a Porta a porta parlando di bancarotta fraudolenta ed economia con una competenza tale che per un attimo allo spettatore medio sembrò di vedere Giulio Tremonti in calze a rete e sottoveste. Poi denunciò Cecchi Gori per maltrattamenti ma ritrattò, chiarendo che in fondo due malrovesci glieli aveva dati anche lei. Insomma, Wendi Valeria, sfoderò le unghie. E considerato che tra gel,ricostruzione, allungamento e smalto permanente le costeranno settecento euro l’una, il titolo di eroina se lo merita tutto. 4) Franca Ciampi. Quando suo marito era presidente della Repubblica, che Carlo Azeglio dovesse andare a un vertice internazionale sull’emergenza del corno d’Africa o al raduno degli alpini a Trento, lei c’era. Mai che rimanesse una sera a casa a fare il ciambellone o un weekend a Mykonos con le amiche, nulla. Lei era sempre lì. E mica a sorridere ai fotografi o a togliere la forfora dalla giacca di Carlo. No, Wendi Ciampi lo faceva col preciso scopo di combinare un discreto numero di casini diplomatici. Mentre Carlo riceveva premi per il suo impegno volto a garantire un’ Europa pacifica e stringeva mani con quell’aria mite da testimonial di biscotti, lei sganciava una serie di terra aria sulla tv deficiente e sulla maggiore intelligenza della gente del sud rischiando seriamente che la De Filippi chiamasse alle armi tronisti e postini di “C’è posta per te” per occupare il Quirinale e fare presidente ad interim Daniele Interrante. 5) L’ex moglie di Sandro Bondi Maria Gabriella Podestà, Vittoria Puccini e Daniela Santanchè. Vi chiederete perchè le tre siano eroine. Semplice: la prima perchè è stata mollata e anziché vendicarsi in modo banale, ha avuto il coraggio di dichiarare pubblicamente che le poesie di Sandro sono una gran ciofeca. La seconda perchè è stata cornificata ripetutamente e ha incassato per anni finchè un bel giorno l’hanno colta a slinguazzarsi l’attore più figo del cinema italiano. La terza perchè ha dimostrato un fatto inconfutabile: un marito chirurgo estetico ti può togliere la zampa di gallina, la buccia d’arancia e la palpebra cascante, ma il cognome, se Wendi Santanchè ha deciso che se lo tiene, non c’è bisturi che lo rimuova.

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