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L’aggressore di Vieri, Roberto Adago, tenta il suicidio in carcere

Sembrava che fosse finita lì, con un Bobo Vieri morso al naso come dopo una lite al semaforo con Mike Tyson e il suo aggressore, nonché ex socio di “Baci e abbracci” Roberto Adago, diffidato dall’avvicinarsi sia all’ex calciatore che al ristorante Tahiti, teatro della rissa accaduta in quel di Formentera pochi giorni fa. E invece alla storia si è aggiunto un altro ben più triste capitolo, iniziato in maniera rocambolesca e finito in maniera tragica. Questa volta Vieri non c’entra, lo dico subito. Che fosse a casa a giocare a burraco con Pippo Inzaghi o a un gavettone party con la Minetti, Bobo non era sulla scena del delitto. C’erano però molti bagnanti quando, sabato mattina, sull’assolata spiaggia di fronte al bar Tahiti, è accaduto l’impensabile: Roberto Adago, incurante dell’ordinanza della guardia civil dell’isola che gli aveva imposto di tenersi a debita distanza dal locale, arriva dal mare, di fronte al Tahiti, a bordo della barca del padre. E’ completamente nudo, tra l’altro, ma a Formentera se ne sta con i gioielli di famiglia all’aria anche gente rispettabile come Roberto Giovalli, per cui il fatto non è dei più rilevanti. Se pensate che il pirata smutandato si limiti alla provocazione cretina, sbagliate di grosso. Adago, senza spegnere i motori, punta dritto verso il Tahiti e finisce a velocità supersonica sulla spiaggia, sfiorando asciugamani, lettini e, soprattutto, bagnanti. Nessuno si fa male, ma l’idiozia poteva sfociare in tragedia. Lo sgangherato sbarco in Normandia prosegue con Adago che scende dalla barca in compagnia del suo grosso cane ed esulta per il gesto eclatante appena compiuto. La gente in spiaggia, basita e spaventata, si divide tra chi lo insulta e chi cerca di farlo ragionare. Nel frattempo qualcuno ha già chiamato la Guardia civil che arriva poco dopo e che ormai deve ritenere le malefatte di Adago a Formentera parte integrante del paesaggio come i perizomi delle sorelle Rodriguez. Solo che questa volta la faccenda finisce male. Roberto Adago infatti, tenta la strada della giustificazione patetica e afferma che la barca era in avaria. La spiegazione non è delle più convincenti e viene arrestato. Non che sia una novità nella vita dell’irrequieto imprenditore, visto che di arresti ne aveva collezionati parecchi e sempre a seguito di risse e schermaglie degne delle peggiori pellicole di Bud Spencer, ma la notte, in cella, la storia prende una piega drammatica: Adago si toglie la t-shirt, la strappa e tenta di utilizzarla come cappio. Per fortuna qualcuno si accorge di quello che sta succedendo e il tentato suicidio viene sventato per un soffio. Un tetro epilogo per una storia che sembrava solo una pirotecnica scazzottata di ferragosto e si è trasformata in quella che si può definire semplicemente, e amaramente, una brutta storia.

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