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Stateci voi a casa

Il mio pezzo di ieri sul quotidiano Libero in risposta ad un articolo di Camillo Langone: Camillo Langone è un uomo preoccupato. Gli italiani non hanno più voglia di fare figli, il nostro paese si spopola e a ripopolarlo ci stanno pensando gli stranieri. E allora Langone, che per sua ammissione vive come un incubo la visione di orde di extracomunitari in piazza o sui treni regionali, è alla disperata ricerca di una soluzione. Culle vuote e barconi pieni. Ludoteche deserte e kebab affollati. Gardaland asfaltata e moschee che vengono su come lenticchie nell’ovatta. Muciaccia che non insegna più a fare aerei con la plastilina ma involtini primavera con la salsa di soia. Uno scenario apocalittico. Ed è così che lo scrittore, che è uomo di destra con un approccio empirico alle cose delle vita, individua la soluzione in un brillante studio della Harvard Kennedy School of Government, secondo il quale più le donne sono istruite e meno si riproducono. Secondo il quale, insomma, le donne con la schiena curva sui libri difficilmente passeranno alla pancia curva sotto l’abito premaman. Secondo il quale oggi, per dirla alla Longone, il vero fattore fertilizzante non è la religione, non è l’ideologia e non è neppure l’ultima campagna pubblicitaria con Megan Fox , ma molto più semplicemente la bassa scolarizzazione femminile. Che empiricamente parlando, è un invito neppure troppo soffuso rivolto a noi donne, a starcene in casa. Ad essere un po’ più pupe e un po’ meno secchione. A mollare gli scaffali delle biblioteche universitarie per trafficare tra gli scaffali dell’Esselunga. A tornare, sostanzialmente, a fare il mestiere più antico del mondo. Che è un po’ meno divertente del primo che vi viene in mente, ma ben più datato: quello della casalinga. La tesi, va detto, è affascinante: le donne chiamate alle armi per salvare il paese dall’invasione dello straniero, come gli americani nella seconda guerra mondiale. Che messa così, suona come uno sprone patriottico a infilarci pattine e parannanza per immolarci alla una nobile causa. Poi, riacquistata lucidità, vien voglia di andare a cercare il caro Langone e in perfetto stile casalinga, spellarlo vivo come un peperone rosso. Tanto per cominciare il sillogismo le secchione non fanno figli- non le facciamo studiare- le donne faranno figli, è piuttosto debole. Fosse così, oggi Flavia Vento a 34 anni suonati avrebbe sfornato più eredi di un coniglio nano. Ma vorrei portare la discussione su un livello più alto, e in questo senso desidererei tranquillizzare l’amico Langone: riesco a azzeccare qualche congiuntivo perchè sì, appartengo a quella frangia sovversiva di donne che hanno aperto qualche libro, ma mi sono anche riprodotta, dunque il mio contributo al bene della nazione l’ho dato. L’idea che dal baratro di un paese che invecchia ci si salvi suggerendo alle donne di riempire le culle e svuotare il cervello, è comoda e piuttosto rozza. Certo che l’emancipazione femminile ha degli effetti dirompenti sulla società. Certo che la donna che studia non ha nessuna intenzione di prendere un master in medicina per trascorrere l’esistenza ricamando bavaglini, ma la soluzione non può essere privarla di quella libertà. Perchè se decidiamo che questa è la soluzione al problema della scarsa natalità, si innesca un simpatico meccanismo per cui, amico Langone, allora valgono anche le seguenti tesi altamente empiriche: se la donna smette di lavorare risolviamo il problema dell’impennata dei divorzi perchè non avrà i soldi per mantenersi da sola, se la donna smette di votare risolviamo il problema della fila alle urne e lo spoglio delle schede finisce prima così mandiamo Vespa a letto presto, se la donna se ne sta a casa a impastare il pane si alleggerisce il traffico e così via. Purtroppo, temo che non sia questa la strada. Il signor Langone avrà letto senz’altro l’ultimo romanzo di Franzen, “Libertà“. E’ un libro che parla appunto, di libertà; quella individuale, e il prezzo che paghiamo per conservare questo diritto, e quella comune. (che per il protagonista, pensi un po’, passa proprio attraverso la scelta di sensibilizzare la gente a fare meno figli per non sovrappopolare il pianeta, ma questa è un’altra storia). Noi donne facciamo meno figli per preservare quell’irrinunciabile diritto alla libertà (di studiare, di lavorare, di essere individui) che con fatica ci siamo conquistate. E questo è il prezzo, altissimo, che paghiamo, perchè nessuno, né l’uomo, né il paese in cui viviamo, ci ha ancora consentito di essere individui e madri allo stesso tempo, senza essere costrette a scegliere. Spesso con dolore. La cultura non è un contraccettivo, Langone. Sì, i libri di Eco accanto ad Hatù Settebello sul banco della farmacia sono un’idea suggestiva ma fuorviante. I veri contraccettivi sono la mancanza di sussidi economici, di asili nido, di incentivi per le famiglie, l’assenza di una politica del welfare seria e il senso di abbandono che assale le donne dopo la nascita di un figlio, la sensazione di essere in balia di leggi confuse e agevolazioni fantasma. E poi c’è altro. Se lei mi parla di numeri, Langone, i numeri li scomodo anche io. In Italia c’è 1 figlio virgola 32 per donna? Bene. Se è per questo, per donna, c’è anche lo 0, 32 di mariti che aiutano in casa. E lo 0,12 che si occupa dei figli quanto se ne occupano le donne. Contribuissero anche gli uomini, rendendoci la vita più semplice, alla prolificazione del paese. E infine, se proprio gliela devo dire tutta, Langone, a me l’idea di un paese sovraffollato di gravide incolte e di maschi al cento per cento italiani, sì, ma il cui unico modello femminile di riferimento è la donna che cambia pannolini, non convince un granchè. I bambini di oggi, magari non crescono con letti a castello e tribù di fratelli, ma hanno la grande opportunità di avere madri realizzate, stimolanti, intraprendenti, appagate e perchè no, esauste ma perfino felici. E ora scusate, ma devo chiudere il discorso perchè ho una torta in forno. Contento, Langone?

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