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I vip e twitter. Ridateci gli uffici stampa!

Il mio pezzo di oggi sul quotidiano Libero: Lo confesso. Io gli uffici stampa dei personaggi noti li ho sempre detestati. Ho sempre trovato insopportabili i filtri che imbeccano, suggeriscono, indirizzano, tappano la bocca e decidono le strategie di comunicazione. E ho sempre odiato i comunicati redatti da fidi consiglieri in cui Francesco Totti parla di «acredine con il mister», che tu li leggi e pensi «come no, è farina del suo sacco, peccato che a Totti non uscirebbe il termine acredine neppure sotto l’effetto di un fungo allucinogeno». O quelli che dicono che «Sì, la mia assistita l’intervista la fa ma parla solo dei suoi ultimi impegni lavorativi» e l’ultimo impegno lavorativo dell’assistita è il taglio del nastro al centro commerciale Le due torri a Conegliano Veneto. Che tu pensi: «E mo’ che le chiedo? Se il taglio l’ha effettuato con una forbice o un tagliacarte? A che piano è Accessorize?». Infine, ho sempre trovato particolarmente urticanti i «no comment». Che poi tradotti vogliono dire: «Il mio assistito ha fatto/detto una boiata di tali proporzioni che ora qualsiasi dichiarazione servirebbe solo a peggiorare le cose per cui da questo momento gli sarà impedito di fiatare anche se dovesse informare l’umanità di un imminente impatto dell’asteroide Apophis sul pianeta terra». Oppure, più semplicemente, l’ufficio stampa opta per il «no comment» allo scopo di alimentare il mistero e la curiosità sul personaggio. Perché, si sa, se si centellinano parole e apparizioni, viene l’allure da divo anche a Ricky Memphis. Poi, un bel giorno è arrivato twitter, i vip si sono messi a twittare in massa, i vip sono diventati vit (very important twitter) e il prudente, assennato lavoro dei cari, vecchi uffici stampa di una volta s’è polverizzato in un nanosecondo. Perché i vip, ora, twittano a ruota libera. Sono passati dai «no comment» all’impellente necessità di condividere con tutti qualsiasi cosa, dai problemi di nefrite del gatto a quelli degli ascolti in prima serata. E ve lo dico subito. Dopo due settimane di attento studio del fenomeno mi è tornata una struggente nostalgia del vip che se la tirava. Di cui si sapeva poco. Rivoglio il mistero. E soprattutto, rivoglio il cerbero con le tre teste di Lucherini ad arginare esternazioni e risparmiare figure meschine. Desidero, soprattutto, che qualche ufficio stampa ragionevole suoni il citofono a casa Facchinetti, attraversi il salotto con una calma serafica, afferri il suo computer e lo infili nel Pastamatic acceso sulla funzione Turbo pulse. Ma andiamo per ordine perché visto che twittare vuol dire cinguettare, mi sono permessa di facilitare al lettore la comprensione dell’argomento, andando a classificare con perizia da fine ornitologo, le varie specie di vit: 1) I litigiosi. Fiorello contro la Guzzanti, Baldini che se la prende con Giletti perché gli ha dato della «spalla» e la Guzzanti che accusa Concita De Gregorio di non dare le notizie e Facchinetti che attacca Morgan. E tu sei noioso. Rosicona. Brutto. Cattiva. Specchio riflesso. Non m’hai fatto niente faccia di serpente. Insomma, un asilo nido. Che tu pensi: ma questi non ce l’hanno un’ici, un anticipo iva, un problema con Equitalia a cui pensare nella vita? 2) I bipolari. Quelli che scrivono dieci tweet dal taglio completamente diverso nell’arco di dieci minuti destabilizzando i lettori. Salvo Sottile è il sommo rappresentante della categoria. In sette ore è capace di scherzare con Rudy Zerbi, di fare riflessioni amare su Marchionne, di dire che minaccia pioggia, di postare una foto del laghetto di Milano 2 avvolto in una fitta nebbia e di chiedere consigli sui delitti di “Quarto grado” (che tra l’altro a uno viene da suggerirgli di dragare il lago di Milano 2 perchè ha l’aria di nascondere almeno sei cadaveri sul fondo). 3) I mitomani. Qui non c’è gara. Vince Francesco Facchinetti su tutta la linea. La deriva virtual-narcisistica di quest’uomo è preoccupante. A parte il tenore dei suoi tweet (ve ne segnalo uno a caso, tanto per rendere l’idea dello spessore: «Ma ci sono uomini che sporcano ancora le mutande?»), Facchinetti è seriamente convinto di essere il leader di una comunità virtuale destinata a spostare l’asse della politica mondiale a suon di «Forza ciurma!», «Vai con la #giornataincazzata!» o «Pizza Catarì!». Inoltre, e questo è il fatto più inquietante, è sempre lì che si conta i followers manco stesse raccogliendo volontari per andare a costruire pozzi in Sudan e ci aggiorna costantemente sull’argomento pubblicando statistiche appassionanti: 667 retweets in una settimana, pensate! Il sospetto è che se questo non rinsavisce, tra un po’, al bellodipadella, la Marcuzzi la padella gliela dà in testa. 4) Le sgrammaticate. Qui tocca dire che l’eterna rivalità tra le ex di Bobo Vieri Melissa Satta e Elisabetta Canalis, scende in campo anche su twitter. È davvero una sfida appassionante all’ultimo apostrofo. La Canalis che anziché scrivere still (ancora) scrive steel (acciaio), tanto che poi uno si chiede: ma con Clooney come comunicava? Con lo Scarabeo? Poi parla della campagna sociale di cui è testimonial e scrive di animali «SQUOIATI VIVI» e ti domandi se sia la stessa fine che ha fatto la sua maestra in prima elementare (poi ha corretto repentinamente, va detto). Su Melissa Satta applico la sospensione di giudizio e mi limito a trascrivere, testuali, tre suoi tweet: «Condolianze !», «Mi hanno AFFIBIATO un fidanzato… ma nn hanno ancora capito che E un mio carissimo amico…» e «Ho scritto delle riflessioni sul sito… Mi piacerebbe che le leggiate!». Voglio dire, del resto s’è iscritta con lo user sattamelissa, della serie manco il nome e poi il cognome. 5) I “non è mai troppo tardi”. Per esempio Gerry Scotti (che ormai, dicono, ha una tale dipendenza da twitter che durante le pause di “Io canto” anziché farsi incipriare il naso, va a twittare). Ma soprattutto Salman Rushdie. Che a 64 anni suonati s’è messo a flirtare con una ventenne su twitter e dopo aver negato goffamente, s’è ritrovato i tweet compromettenti pubblicati da Page Six. Insomma, è scampato agli Iman islamici ma non ai tweet satanici. 6) I ruffiani. A parte che ormai Fiorello su Twitter, ha più devoti che vanno a rendergli grazia della Madonna dei pescatori a Ustica, non posso non segnalarvi la più grande stalker che Twitter abbia mai partorito: la ex pasionaria di Alitalia Daniela Martani. La stessa che ieri ha bloccato Silvio Berlusconi mentre usciva dal Tempio di Adriano per chiedergli se si ricordava di lei. Ebbene, i sintomi erano tutti su twitter: la Martani trascorre le sue giornate a inviare tweet a chiunque, Marco Liorni, Ligabue, Alvin, Nicola Savino, Claudio Cecchetto, Cesare Cremonini per poi arrivare all’immancabile Fiorello al quale scrive un esilarante: «Ciao Fiorello sono un’artista incompresa. Chissà se mi puoi comprendere tu!», implorandoli di ascoltare il suo singolo. Insomma, se è vero che twitter vuol dire cinguettare, a leggere i tweet dei divi nostrani, più che in un’allegra voliera sembra di essere ne “Gli uccelli” di Hitchcock. Ridateci gli uffici stampa!

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