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I trans e il dramma dell’area c

Il mio pezzo sul quotidiano Libero di oggi: E’ un uomo davvero spietato questo Pisapia. Non solo inaugura questa benedetta area C provocando le ire funeste di residenti, lavoratori, pendolari, automobilisti, classi indigenti, allergici ai mezzi pubblici, interisti, bionde naturali e monaci trappisti, ma non ha neppure la sensibilità di comprendere il dramma umano che, a causa dei suoi scellerati provvedimenti, ha investito l’ennesima categoria di lavoratori seri e instancabili, stanchi di non avere voce in questa città arida e zeppa di divieti penalizzanti. Sto parlando di tutte quelle gentili signorine che svolgono il mestiere più vecchio del mondo dopo quello di Marinella-segretaria-di -Berlusconi e che lo fanno con discrezione e una certa sobrietà, accogliendo la clientela nelle loro case. Case che in molti, troppi, sfortunati casi si trovano all’interno della cerchia dei bastioni. Case sotto le quali un tempo il cliente parcheggiava furtivamente sicuro di non essere notato. Case in cui l’andirivieni sulle scale di uomini con cappelloni da alpino e baffi finti è vertiginosamente crollato dopo il divieto di entrare in centro con la propria autovettura. Se pensate che stia gonfiando la notizia perchè odio gli ecologisti almeno quanto Michel Martone odia il balsamo lisciante, sbagliate di grosso. Per trovare conferma della mia tesi basta infatti andare sul SITO della escort più famosa d’Europa, ovvero il famoso trans Efe Bal già ospite di programmi come “Matrix” e “Chiambretti night” e accanto ad una serie di immagini che non sembrano esattamente l’album di nozze di Mario Monti, troverete la seguente scritta a caratteri cubitali: “Sono a Milano senza entrare in AREA C”. Cliccando sulla scritta si apre poi una finestra con tanto di mappa dettagliata e un rassicurante ed esaustivo messaggio della signorina Efe: “Ciao, mi puoi raggiungere senza entrare in “Area C” parcheggiando l’auto sui Bastioni di Porta Nuova vicino all’ Ospedale Fatebenefratelli in quanto io sono proprio all’inizio di Corso di Porta Nuova angolo con i Bastioni. A dire la verità, un camminata prima e dopo di me ti potrebbe fare solo del bene….credo…”. Morale: la povera Efe ha paura che l’area C scoraggi il cliente e che quello ripieghi su colleghe in zona fiera. E in effetti, la questione è preoccupante. E non solo per le signorine che esercitano, ma soprattutto per i poveri clienti nonché per la stessa città di Milano. Quali saranno gli effetti di questo provvedimento? Lo scenario è apocalittico. Appartamenti improvvisamente sfitti in centro che nessuno vorrà affittare perchè la moquette rossa e gli affreschi pompeiani sono un po’ poco minimal per il milanese medio. Improvviso incremento di uomini che risaliranno in motorino dopo aver ansimato e sudato con conseguenti impennate di broncopolmoniti fulminanti le quali andranno inesorabilmente a pesare sui costi della sanità nella regione Lombardia. Donne che guarderanno con sospetto mariti che insistono per vendere il suv e comprare l’autoelettrica, ma soprattutto, mezzi pubblici che in pausa pranzo diventeranno postriboli malfamati traboccanti di maschi infoiati ansiosi di raggiungere la Efe di turno. Insomma, che Pisapia valutasse con più attenzione le conseguenze drammatiche di quest’area C. E si mettesse una mano sulla coscienza, se non vuole che noi donne ci ritroviamo una mano lì, sul tram.

L’isola dei rifatti

E finì che dopo mesi di gufate a suon di “Povero Savino”, “Savino raccoglie un’eredità pesante” , “Chissà che isola sarà senza la Ventura” e “Sarà dura”– manco Nicola Savino avesse ricevuto l’incarico di ritoccare l’articolo otto – la nuova edizione dell’Isola dei famosi fece un punto in più di share rispetto alla precedente edizione. Certo, il sospetto che molti telespettatori che volevano vedere “Notte al museo” alla stessa ora su Italia uno siano rimasti sintonizzati su Rai due tratti in inganno dal primo piano di quel pezzo di museo di Carmen Russo, è forte, ma non vogliamo togliere meriti al conduttore. Conduttore nella cui forza mediatica la Rai credeva a tal punto da costringerlo al passaggio di testimone con Simona Ventura con tanto di videomessaggio benaugurale, manco fosse il bambino a cui il padre sul letto di morte dice “Prenditi cura di mamma e studia”. Comunque, visto che la prima puntata è più una carrellata sui personaggi che una soap, vado ad analizzare le prime folgoranti impressioni su ogni singolo protagonista, opinioniste e inviato in Honduras Vladimir Luxuria. Nicola Savino. Dopo cinque minuti dall’inizio del programma , è stato chiaro a tutti quale fosse l’eredità che Simona Ventura lasciava al programma: il botox. Questo povero uomo era convinto di avere una gatta da pelare e invece s’è ritrovato sette donne gatto da gestire. Tra Carmen Russo e Nina Moric, sembrava di stare nella colonia felina di Torre argentina piuttosto che negli studi di Via Mecenate. A questo, va aggiunto che è ufficialmente la prima edizione di un programma in cui non c’è una tetta vera, compresa quella dell’inviato, per cui l’arrivo delle concorrenti nell’arcipelago honduregno ha più le sembianze di un disastro ecologico che dello sbarco di naufraghi. Premesso questo, va detto che Nicola Savino ne esce con onore. Diciamo che non ha il carisma della rockstar e in un paio di momenti non s’è capito se le redini del programma le teneva lui o il terzo signore da sinistra seduto in prima fila col gilet verde e un sigaro cubano nel taschino, ma se l’è cavata con un certo decoro. Unico consiglio: sappiamo che ha una dipendenza da twitter pari solo a quella della Panicucci per le ciglia finte, però dovrebbe evitare di leggere i tweet degli spettatori perchè il più interessante era su per giù: “Che bello il pareo di Flavia vento! E’ puro cotone o misto acrilico?”. In molti hanno detto che soffre il confronto con Vladimir Luxuria e bisogna dire che quella specie di cravattino mozzato che aveva al collo era, freudianamente parlando, un clamoroso richiamo alla competizione sotterranea con Luxuria. Vladimir Luxuria. Il fatto che Vladimir sia stata insindacabilmente la primadonna dell’isola, la dice lunga sulla situazione del maschio italico. Certo è che a sentirla urlare “Taglia la corda, sposta il tronco, passa sotto, scava, pancia in su, corri, non inciampare!”, viene da pensare che piuttosto che star lì preferirebbe andare a svuotare i serbatoi della Concordia con la cannuccia del mojto, ma dissimula bene. Ci si chiede solo il perchè si sia vestita da venditore di cocco col pantalone di lino bianco e una specie di mezzo caftano, ma confidiamo nel rinsavimento della stylist. Le tre opinioniste Barriales-Agosti-Moric sono il più grande mistero di questa edizione dell’Isola. Un autentico tripudio di neuroni. Una ola di sinapsi. Un florilegio di eloquenza. Sostanzialmente, in tre non riescono a partorire un pensiero più elaborato del “metterà un po’ di pepe nel programma”. Enzo Paolo Turchi e Carmen Russo. A parte il buon gusto della clip di presentazione su Enzo Paolo in cui si rammenta al telespettatore distratto il suo antico problema di emorroidi, la visione dei due provoca confusione mentale con sporadici episodi di labirintite acuta. Tu li guardi e non sai più chi sia chi. Lei somiglia a lui che somiglia a lei che somiglia a un gatto siamese uscito dallo studio di Roy De Vita. Pare che per riconoscerli, gli autori ricorrano al test della ciambella: chi ci si siede sopra anziché buttarla in acqua, è Enzo Paolo Turchi. Den Harrow. Il dubbio è che qualcuno gli abbia dato il consiglio di ispirarsi al naufrago più famoso della storia dell’Isola, Adriano Pappalardo, e lui si sia presentato conciato come Pappalardo versione sergente Scherone in Classe di Ferro. Io fossi stato un autore, l’avrei invitato a rimanere nel boschetto di Viareggio a giocare a guerra simulata coi pallini di vernice. Cristiano Malgioglio non smentisce la sua vocazione di ruffiano da competizione. Ma non è tanto la t-shirt col faccione della Ventura stampato sopra a lasciare basiti, quanto il fatto che ha infilato due visibilissime spalline sotto la fruit, spalline che nella speciale classifica delle cose utili alla sopravvivenza su un atollo vengono subito dopo i sottobicchieri in madreperla e il sifone da lavello. E sempre a proposito di materiale occultato sotto gli abiti, dedicherei una profonda riflessione a quello che si avvia a diventare il vero personaggio dell’isola: il Mago Otelma. Se quello che si intravede negli slip non è un libro di magia nera in sei volumi, quest’uomo è sempre stato clamorosamente sottovalutato. E dai paramenti smessi dal mago Otelma, passerei ai quattro menti messi su da Flavia vento. L’ex coniglietta di playboy s’è trasformata in un grazioso abbacchio ma non è la forma fisica a preoccupare quanto il fatto che si sia convinta di essere Leopardi in pareo, per cui è probabile che gli altri naufraghi, al sesto componimento poetico declamato all’ombra dei palmizi, la tumulino sotto la sabbia, coperta da un nido di cormorano. Sui restanti concorrenti, c’è poco da dire: Rossano Rubicondi sembra doppiato da Galeazzi e si guadagna due minuti di primo piano mentre si pulisce i denti con l’unghia del mignolo manco avesse appena mangiato una pannocchia al sale, Arianna David si conferma simpatica quanto Claudia Mori col dito nella portiera della macchina, sulla testa di Cecchi Paone, inquadrata da dietro, ci sono meno capelli che su quella di William d’Inghilterra, Guendalina Tavassi è sbarcata sull’isola e dopo cinque minuti c’era già una palma incinta di Remo e infine Aida Yespica. Che sarebbe perfino un personaggio trascurabile, se non fosse che con lei, Savino e Luxuria, sono riusciti a inanellare una boiata dopo l’altra: a parte un gratuito “Aida, la maternità t’ha dato una luce straordinaria!” (sì, certo, quella pulsata per le smagliature), pronunciato da Savino, Valdimir ha poi commentato: “Bella senza trucco e senza inganno!” (certo, come se a lei il silicone sgorgasse naturalmente come l’acqua dalle rocce di montagna) e infine, sempre detto dal conduttore, un clamoroso: “Aida, mamma MA sempre bella!”. Come a dire: sopravvissuta a un’esplosione in un oleificio, ma ancora guardabile.

La deriva pecoreccia di Luciana Littizzetto

Il mio articolo sul quotidiano Libero di oggi: Facciamo un esperimento. Io riporto qui di seguito degli stralci (testuali) di un monologo comico andato in onda domenica sera in un noto programma televisivo, e il lettore deve indovinare chi è l’autore di questo aulico siparietto. “Io non ne posso più di sentir parlare della Concordia… per me le poppe sono le tette e la pompa di sentina mi fa venire in mente brutte immagini.Bossi e Maroni hanno fatto pace, tant’è che Bossi ha sparato un rutto che l’ha spettinato. Nel giramento di palle Monti è un tecnico, gli girano regolari come i cavalli di Lipsia, una parte va su e una va giù, le balle gli vorticano come i pistoni di una Mercedes , vedi solo un leggero increspare del pantalone. E infatti deve fare il pitstop perchè gli partono due balle alla settimana. Victoria Beckham, la moglie del calciatore, quello col pandoro Paluani lì , come rimedio antietà usa la merda di colibrì. Ma perchè non può far bene quella delle vacche, che ne fanno una carrettata, che con una vacca ben ispirata riempi una profumeria? E poi hai voglia a dire ne basta un’unghia, un’unghia di merda di colibrì saranno sedicimila merde di uccello. Demi Moore per ringiovanire si fa mettere le sanguisughe sul viso. Demi Moore, perchè non ti fai mettere un ‘alveare nel culo?”. So che la prima risposta che viene in mente è “Sono chiaramente i passi più toccanti dello scambio epistolare tra Abelardo ad Eloisa”, seguita dal dubbio divorante che si tratti invece del monologo finale di Re Lear. ( e il fatto che Demi Moore sia più o meno contemporanea di Shakspeare avvalora la seconda tesi, in effetti) E invece, caro il mio lettore, mi duole dirlo, ma cotanto magniloquente lirismo è stato profuso nell’arco di dodici minuti di sobria comicità dalla regina della metafora soffusa Luciana Littizzetto nel suo consueto spazio all’interno di “Che tempo che fa”. Per quei pochi che non sapessero in cosa consistono i suoi dodici minuti in quel programma, potrei riassumerli più o meno così: la Littizzetto, chiamata a fare da contraltare al proverbiale buonismo di Fazio, irrompe in studio e si siede accanto al conduttore. Ora, a dire “si siede” sono anche piuttosto generosa, perchè la Littizzetto non si siede. Si sdraia, spalanca le gambe, scalcia con la gonna ad altezza ombelico e fa sforbiciate che manco una ginnasta russa alla semifinale olimpica. E ovviamente, mostra le mutande alla nazione con rara magnanimità. Ovviamente, siccome la mutanda della Littizzetto smuove l’ormone quanto un Borghezio in guepiere Victoria’s secret, nessuno la invita a mettersi un pantalone. Tanto Lucianina, come la chiama il suo finto domatore, è irriverente, mica volgare. E’ un simpatico folletto, una disturbatrice, un saltimbanco, la scheggia impazziata, l’elemento dissacratorio. Mica è una donna. Mica è la sua Jolanda, per utilizzare una terminologia a lei cara, quella di cui ormai conosciamo segreti e anfratti grazie alle sue pose da contorsionista kazaka, noi telespettatori. E ‘ un semplice, anonimo, asessuato strumento a servizio della sua irriverenza. E lo stesso vale per linguaggio e contenuti. Che su per giù sono stati, nell’ultimo anno solare, i seguenti: pustole, preservativi, gli assorbenti con le ali, il codice iban che è più lungo di molti piselli, la rivergination, il cagotto, l’alito pesante, la puzza di piedi, le flatulenze in tutte le possibili varianti, l’asse del water, la coppetta mestruale e la supposta effervescente. Ma tanto Lucianina è irriverente, mica volgare. A lei si perdona tutto. E se provi a dire che se a lei preoccupano le chiacchiere da salotto sulla deriva del Concordia, a te preoccupa di più la deriva pecoreccia dei suoi siparietti, sei tu quello che non capisce il potere dissacrante e catartico della battuta, che non recepisci il valore della risata come slancio vitale, che non sai nulla di paradossi, freddure, doppi sensi e anticlimax. Insomma, per dirla alla Littizzetto, sei tu quello che in fatto di comicità non capisce una beata minchia. E non è volgarità. E’ irriverenza.

Sette primavere

Cosa augurarti, piccolo mio. Intanto che tu possa mantenere questa tua grazia, innata. Una grazia d’animo e di cuore che è cosa rara e ti impedisce anche solo di strappare un giocattolo o di dire certe cose stonate, che solo i bambini, con la loro purezza feroce, sanno dire. Ti auguro, piccolo mio, di mantenere quel piglio sicuro che hai quando chiedi che ti si parli come agli adulti. Ci sono cose che vanno pretese, per risparmiarsi le attese e il livore covato. E se le chiederai con quella faccia e il mento un po’ su da fidanzatino che aspetta il primo bacio, il mondo non saprà dirti di no. Mi piacerebbe che mantenessi quel pudore delicato, con cui chiedi di chiudere la porta o di non raccontare dei tuoi primi amori alle mie amiche. O con cui abbassi lo sguardo se c’è la scosciata di turno in tv. Mi piaci perfino quando tiri fuori l’animo bacchettone e mi dici “mamma copriti”, perchè la volgarità è una bestia orrenda e dovrai difenderti dalle sue zampate. Vorrei Leon, che riuscissi a conservare questa tua attitudine meravigliosa all’ascolto. All’attenzione per gli altri. L’empatia è il regalo più bello che la vita t’abbia fatto. Negli anni, sono cambiate tante maestre ma tutte hanno detto sempre, incredibilmente la stessa cosa. “Suo figlio è un piccolo assistente sociale, sa prendere tutti per il verso giusto”. Mi sono commossa quando la mamma di un bambino problematico mi ha fermata in un corridoio: “Io devo ringraziare suo figlio, perchè Leon ha aiutato mio figlio, lo ha fatto crescere e sentire amato”. E mi commuovo quando dici che quel bambino è cattivo fuori, ma solo per difendersi perchè ha troppi problemi dentro. O che quel bambino picchia ma non fa male a te, fa male a se stesso. O quando mi dici “Ti vedo giù” o “Va tutto bene?” o “Quel vestito è nuovo?” o “Mamma ma quanto scrivi? Non ti stanchi?”. O quando io ti dico “Stasera stai con la babysitter!”, ti lamenti, io rispondo ok, resto a casa e tu allora mi guardi e fai: “No va bene, non ti preoccupare, vai”. E io mi sento bambina di fronte alla tua comprensione adulta e generosa. Ti auguro, Leon, di continuare a ricevere regali e fortune sentendoti amato, non viziato. Non ti ho neppure dovuto educare alla conquista, all’attesa, perchè hai sempre chiesto senza arroganza e conservi lo stupore nel ricevere anche se hai più di quello che sarebbe morale possedere. C’è poi la faccenda della bellezza. Che è una gran fortuna, piccolo mio. Sei bello e dovrai ricordarti sempre che la tua faccia non è un merito, ma un regalo. Non accomodatrici, sulla bellezza, perchè se la si usa come trono è un regalo pieno di insidie. Usala come fosse un cavallo. Cavalcala, leggero e con fierezza, ma rispettala e siile grato, sempre, perchè olierà tanti ingranaggi. Conserva, piccolo mio, il tuo amore per gli slanci. Per le dichiarazioni d’amore improvvise, per gli abbracci, i ti amo, i quanto ti voglio bene, i sei bellissima, i vieni qui da me. Avvolgile, le persone che ami. Non ti risparmiare, mai, che tutto ciò che non si dice, prima o poi, cerca voce. E se non gliela dai al momento giusto, poi avrà quella dei rimorsi, della ruggine, dell’irrisolto. Non c’è scampo. Vivi, Leon. Buttati. Sii vittima di qualche passione e carnefice di qualche conformismo. Cerca di fare il lavoro che ti piace. Non quello che ti farà guadagnare di più, ma quello che non smetterai di fare anche quando starai facendo altro. E non perchè non riuscirai a smettere di lavorare ma perchè sarà la tua passione, e la ritroverai in tutto. Nelle cose, nelle persone,nei luoghi. Studia. E non per collezionare qualche A. Ma per difenderti, per non permettere a nessuno di raggirarti. Perchè è bello, sapere. Fare collegamenti. Avere letture diverse. Sii curioso, leggi, informati, continua a fare domande come le fai oggi, chiediti il perchè di tutto e ricordati che le riposte non si trovano, si cercano. Ti auguro, piccolo mio, di conservare qualcosa dei tuoi eroi preferiti. Di saltellare sui problemi con la buffa leggerezza di Super Mario, di avere l’ironia sgangherata di Jack Sparrow, perchè l’invincibilità non diventi spocchia. Ti servirà anche la scorza di Bowser, in certi giorni, ma non dimenticare di sfoderare il candore di Spongebob, di tanto in tanto. Ah già. Poi c’è questa tua passione per i cattivi. Questa tua teoria che sono più divertenti. Un po’ è vero, ma scoprirai, crescendo, che c’è più coraggio nella scelta di essere persone buone e i tuoi eroi, spero, avranno magari vestiti grigi ma idee cangianti. Coraggiose. Non ti auguro altro, Leon. Ti basterà questo, perchè arrivi anche il resto. E io, da mamma, ti faccio solo una raccomandazione. No, non è la maglia di lana. E’ quella, come dice Eliot, di non misurare la vita con cucchiaini da caffè. E infine, piccolo mio, grazie. Perchè in molti, in questi anni, mi hanno chiesto se è difficile crescere un bambino da sola, ma nessuno ha mai chiesto a te se è difficile crescere con una mamma sola. Una mamma che a volte ti porta al cinema come un fidanzato, ti chiede comprensione come fossi un papà, ti costringe al tour dei negozi come un’amica. Una mamma poco ordinaria e molto fortunata. Perchè quando mi chiedono come ho fatto a farti venir su così, io lo so che ho pochi meriti. Lo so che sei speciale, di tuo. Buon compleanno Leon. E sappi che queste tue sette primavere, sono state le mie sette estati. Mamma.