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Vanessa Incontrada e la solita manfrina sulla tv

Vanessa Incontrada rilascia l’ennesima intervista in cui si lamenta della tv che vuole solo donne belle e sceme. Ora. Ma quanto deve andare ancora avanti la Incontrada con ‘sta storia della tv mondo crudele che schifa le chiattone in favore delle belle e sceme? Le bruttine intelligenti dovrebbero sentirsi rappresentate da lei? A me Vanessa è pure simpatica, ma nel ruolo della portavoce delle cesse emarginate dalla tv non è credibile. A 17 anni faceva già la modella, non s’è mai risparmiata in tema di nudità e co…pertine di riviste maschili, ha sfilato sulle passerelle e improvvisamente, quando mette su chili in gravidanza, scopre che quelli che fanno tv guardano male il suo girovita? Certo che ti guardano male, in tv ci sei arrivata perchè sei gnocca, mica perchè hai un master in filologia comparata. E mica volevi condurre Voyager, hai iniziato con Nonsolomoda. E quando ti davano un programma in tv solo perchè eri gnocca e “straniera” ti stava bene. Chissà quante avevano fatto provini con te, magari più in gamba e preparate, ed erano state scartate perchè Vanessa Incontrada era più gnocca. E’ la legge di certi programmi di intrattenimento. Dura lex, ok, ma è la legge dello spettacolo. Se il sistema non ti piace, non ti piace manco quando sei gnocca, non quando ti preferiscono quella con dieci chili o dieci anni in meno. In più, e non è poco, nessuno t’ha scippato Zelig. L’hai continuato a condurre pure con la taglia 46, quindi vuol dire che bravura e simpatia ti sono state ampiamente riconosciute. Ergo, la finiamo di stracciare i maroni?

Un’altra Costa alla deriva: la Costamagna

I momenti tv Eva contro Eva sono sempre imperdibili. E memorabile è stato anche lo scontro tra la conduttrice disperata Eva Longoria Costamagna e la sexy maliarda ex ministra Eva Mendes Carfagna. Ne è uscita, a pezzi, la Costamagna. Che ha sbagliato tutto. E più precisamente, punto per punto: a) Le argomentazioni tipo “perchè dopo che lei è diventato ministro ha cambiato immagine?” non sono materiale con cui incalzare l’avversario Carfagna. Ovvio che èsta donna non poteva fare il ministro conciata come quando regalava il vaso cinese ai telespettatori. Era argomento da battuta, che andava detto per prenderla amorevolmente per i fondelli, non per costruirci un’accusa. b) Io fossi stata la Costamagna, avrei applicato il metodo Carfagna. Un po’ di trucco in meno, il boccolo più floscio, la gonna più lunga. Se sei l” a mettere i puntini sulle i in stile maestrina e l’argomento principe è che Mara è una showgirl promossa a ministro, l’abito fa il monaco. E alla prima occhiata, non devi sembrare tu, la showgirl che parlava col comitato e cantava “O sole mio” con Magalli. c) La mimica facciale non è un’opinione. E la comunicazione non verbale neppure. La Costamagna faceva più smorfie di Jim Carrey in Ace Ventura-l’acchiappanimali tradendo un certo nervosismo, mentre la sfinge Carfagna incassava impassibile, sorrideva, deglutiva e poi lanciava il missile. d) Di fronte a una che dice con piglio sicuro: “Non ho mai rinnegato il mio passato”, c’è poco da stare a inzigare ulteriormente. L’avesse detto la Melandri, quando Briatore giurava di averla avuta ospite a casa sua a Capodanno a Malindi, l’avesse ammesso che faceva i trenini con Fede e la Zardo a suon di Brigitte Bardot Bardot, sarebbe stata più simpatica a tutti, la sora Giovanna. e) Perchè dire calendario sexy se non era calendario sexy? Perchè andare a cercare lo stereotipo da camionista per svilire l’avversario? Cioè, aveva scheletri nell’armadio ben peggiori ‘sta Carfagna. Poteva dirle “Lei ha condotto un programma con Davide Mengacci!” e l’annichiliva. Altro che calendario sexy. f) Che razza di domanda è “» più simpatico Berlusconi o è più simpatico Santoro?”. Che minchia di domanda è “Berlusconi è brutto e vecchio?”? E perchè non “preferisci mamma o papà” allora? “Meglio Branko o Paolo Fox”? o “Come nascono i bambini? o “Meglio al latte o fondente”? Ma chi gliele ha scritte le domande? Moccia? g) Diciamocelo. La battuta sui pettegolezzi riguardanti la Costamagna e Santoro è stata un piccolo capolavoro di strategia bellica. Qui l’abilità della Carfagna è stata memorabile. La sensazione è questa: il modo in cui Mara l’ha appoggiata, buttata l”, quasi sussurrata ad occhi bassi, lascia intendere che era il suo asso nella manica. Che tutto sommato se la sarebbe anche risparmiata, se l’altra non fosse ricorsa ai colpi bassi. Della serie: io non la uso, ma se mi costringe, so’ cazzi della bionda. h) Che razza di difesa è : “Quando sono andata a lavorare con Santoro io ero già giornalista”?. Allora l’altra quando è stata nominata ministro era già consigliere regionale, se la vogliamo mettere su questo piano. Anzi, se la vogliamo mettere su questo piano, la Toffanin è giornalista, Iva Zanicchi ha scritto un romanzo e Sara Tommasi è laureata alla Bocconi. i) Sempre a proposito di espressioni facciali. La vera notizia è che la Carfagna non ha più l’occhio sgranato di chi ha appena visto Boateng senza mutande. S’è ammorbidita. La Costamagna, invece, ha la faccia di quella che ha visto Telese, senza mutande. Della serie: meglio zitella. E comunque, io una spiegazione sull’accaduto ce l’ho. Il programma su Rai 3 è una copertura. Luisella Costamagna è in realtà il nuovo ufficio stampa di Mara Carfagna. Neanche Lucherini, dopo tutto quello che s’è detto di lei, sarebbe riuscito a trasformarla, dopo sei minuti di intervista su Rai 3, in una gradevole, pacata, ragazza normale. Manco se l’avesse intervistata Mollica, ne sarebbe uscito un ritratto migliore. E come ha scritto qualcuno sul mio twitter: la Costamagna è alla deriva, come tutte le Costa, di questi tempi.

Un sogno

Ho un sogno sul testamento di Dalla. Dopo mesi di ricerche, ipotesi, chiacchiere e salotti tv, trovano finalmente una busta chiusa con la ceralacca. La aprono e c’è scritto un gigantesco, sonoro, definitivo: “Andatevene tutti a fanculo”.

8 marzo. Il senso di una festa

Titoli dall’homepage del Corriere della sera di oggi (vedere per credere) : “Meglio le gambe di Kate o quelle di Pippa?”, “Il nuovo look discreto di Ruby Rubacuori”, “Federica Pellegrini sprint anche nel cambio di costume”, “Il badminton alla guerra delle bionde”, “Melissa Satta copertina di Playboy”, “Tea sex blogger”, “Pamela Anderson fa shopping nel bazar”. Ah, già, c’è anche “Le donne e il senso di una festa”. Il senso, è riflettere su come ci tratta la stampa, forse.

La latitanza del maschio alfa in tv (e la Fornero che non sa di che parla)

Il mio pezzo sul quotidiano Libero di oggi: Di fronte all’allarmante catena di violenze sulle donne, il ministro Fornero ha dichiarato a La Stampa che all’origine di molte tensioni familiari c’è anche l’immagine femminile offerta dal piccolo schermo. ìMolti programmi sono basati su ammiccamenti e volgarità, gli autori del palinsesto devono prendere coscienza del valore e disvalore educativo della tv. E l’immagine di un uomo forte è un’immagine sbagliata che influenza chi di fronte a un rifiuto o a un abbandono, si sente in dovere di imporsi con la violenzaî, ha dichiarato. Il ministro l’ha detto con le migliori intenzioni, per carità, e la sua presa di posizione è senz’altro apprezzabile, perÚ il ragionamento non mi convince fino in fondo. Anzi, direi che ho come la sensazione che la Fornero, dal giorno del suo mandato, abbia concesso il prepensionamento ad un solo soggetto: la televisione nel salotto di casa sua. E’ impossibile oggi, guardare la tv e non accorgersi che certo, esistono le farfalline e le vallette mute, ma che il maschio non sta messo poi tanto meglio. Io, giuro, l’uomo forte di cui parla il ministro stento a intravederlo anche dopo ore di zapping compulsivo. Vedo, piuttosto, un pullulare di maschi simil tronisti con l’aria tutt’altro che dominante. Maschi che dominano, al massimo, i capelli ricci con la piastra lisciante. Che hanno meno peli della talpa glabra. Moderni animali mitologici: metà uomini e metà pinzette per le sopracciglia. E non parlo solo delle creature mediatiche di Maria De Filippi. Gabriel Garko, sex symbol per eccellenza, ha in curriculum più ore trascorse con la cuffietta per le meches che sul set. Carlo Conti ha la perenne aria di quello che se dovesse scegliere tra il restare chiuso nella stanza delle scope con Megan Fox o nella capsula abbronzante con lo spray al bergamotto, sceglierebbe la seconda. I conduttori dei preserali, tutti, da Max Giusti a Gerry Scotti, per carità, simpatici, ma se quelli sono maschi Alfa io sono Mazinga Zeta. Per non parlare di tutte le glorie dello sport che sono in tv a fare piroette, da Gianni Rivera a Bobo Vieri, che da seriale collezionista di soubrette è diventato collezionista seriale di culate sulla pista di Ballando. E a proposito di reality. All’Isola dei famosi c’è Enzo Paolo che dall’uscita della sua Carmen piagnucola come un bambino a cui hanno strappato dalle mani il PaneCioc. Circondato dal resto del branco di autentici uomini lupo e cioè Mago Otelma, Cecchi Paone, Den Harrow e Malgioglio in studio. E Nicola Savino alla conduzione, che bravo e buono per carità, ma dà l’idea di uno che prenderebbe ordini pure da Leone il cane Fifone. Per non parlare del Grande fratello, in cui l’unico uomo a sembrare dominante, ovvero il rugbista Rudolf, è uscito per la strizza che la fidanzata, fuori, facesse meta col resto della squadra. C’è Fabio Fazio, che voglio dire, c’è più virilità nella riunione Avon del venerdì sera della mia vicina di casa che in quell’uomo lì. C’è stato Celentano, sì, ma il cazziatone a Verro per i fischi li ha fatti Claudia Mori, mica Adriano. Che oltre a essere il re degli ignoranti è notoriamente, in fatto di equilibri matrimoniali, anche il re di tutti i maschi-zerbino. E il festival, al di là di tutte le farfalline, l’hanno vinto tre donne. E la Fornero non se ne sarà accorta, ma di donne lontane dallo stereotipo sciacquetta/accessorio in tv ce ne sono eccome. Maria De Filippi, che gli uomini te li manda in giro sulla bici travestiti da postini, tanto per cominciare. Daria Bignardi, Ilaria D’Amico, Paola Ferrari, Simona Ventura, per esempio. Che tra l’altro, secondo me, a dare una sbirciata alle loro analisi del sangue, verrebbe fuori che c’è più testosterone in queste cinque che nello studio di Controcampo. Ci sono Sex and the city la rampante Carrie. Ci sono Geppi Cucciari e Victoria Cabello, che gli uomini ospiti in studio se li succhiano come ostriche. C’è il milf power e il proliferare di donne ricche e famose fieramente accasate con ragazzetti imberbi e squattrinati. E sono proprio queste donne qui a creare il corto circuito nel maschio involuto. Che più che dalla farfallina di Belen è destabilizzato dal rigido tailleur della Fornero, dalla poltrona su cui siede, dalle qualifiche sul suo biglietto da visita e dal suo stipendio. Non è tanto il persistere di certi modelli femminili svilenti, il problema, ma è il nuovo modello di donna con cui il maschio si deve confrontare. Quello della donna vincente. E il discorso ha poco a che fare, ormai, con la tv e i modelli femminili proposti, che solo marginalmente sono valletta scollacciata e gonna troppo corta. La tv, oggi, racconta un’unica verità: quando noi abbiamo smesso di passare la cera, l’uomo ha cominciato a farsi la ceretta. La accendesse la tv il ministro Fornero e mi dicesse se le sembra più testosteronico Luca Giurato o Lilli Gruber. Anzi no, non la accendesse. Se non ha la tv in camera è perchè probabilmente, uno dei pochi maschi rimasti col testosterone fumante, se l’è sposato lei.

#lucarosieraunuomocoraggioso

Il mio pezzo su Libero di oggi, dedicato a un uomo coraggioso: Ci sono uomini che sgattaiolano via nel buio della notte e sbarcano su uno scoglio, coi vestiti asciutti e la coscienza fradicia, mentre una nave si piega e decine di vite si spezzano. Antieroi, li chiamano. Ci sono uomini con il piglio fermo, che ricordano i propri doveri all’uomo con i vestiti asciutti e mentre pronunciano la frase ad effetto che li consegnerà alla storia, sono anch’essi con la divisa asciutta, in un ufficio caldo e la voce ferma di chi rischia, al massimo, di non riuscire a coordinare dei soccorsi e non di morire come un topo, in un corridoio sommerso. Eroi, li chiamano. E poi c’è Luca Rosi. Luca Rosi aveva trentotto anni e era un impiegato di banca. Non aveva una divisa inamidata, non ci sono registrazioni o video che possano regalargli gloria virtuale ed è morto in un paesino anonimo, della provincia di Perugia. Difficile, diventare eroi con queste premesse. E infatti non scomoderò la parola eroe, per quest’uomo, perchè merita una definizione meno abusata. Dirò che Luca Rosi era un uomo coraggioso. Era l’unico uomo adulto in casa, l’altra sera, quando lui, la madre, la fidanzata e suo nipote di nove anni si sono trovati davanti tre rapinatori armati e senza scrupoli. Sono stati legati come animali. La casa rivoltata da cima a fondo. La cassaforte semivuota e l’umore nervoso di chi ha racimolato un misero bottino. Non poteva non aver intuito, Luca Rosi, che quei tre non erano innocui balordi. Eppure, quando ha capito le loro probabili intenzioni, ovvero abusare della fidanzata, non ha esitato a scagliarsi contro i rapinatori, legato, forse goffo, sicuramente inoffensivo. E senza essere nelle condizioni di difendersi, di tener testa a tre delinquenti con una pistola in mano. Sapeva, Luca Rosi, che non c’era partita. Che rischiava di pagare con la vita, quella reazione. E per quanto sia terribilmente cinico a dirsi, sapeva anche che la fidanzata sarebbe sopravvissuta, almeno nel corpo, all’abuso schifoso che stavano per compiere quelle bestie feroci. Più di un uomo se ne sarebbe rimasto a terra, legato, stordito dal terrore e dall’impotenza. Pavidità o lucida rassegnazione l’avrebbero salvato. Ma Luca Rosi era, appunto, un uomo coraggioso e ha fatto, in fondo, quello che etimologicamente parlando gli eroi greci erano chiamati a fare: proteggere, preservare. Nel suo caso, “proteggere la propria donna” che è una frase, a torto, ormai quasi ampollosa, anacronistica, buona, al massimo, per i dialoghi di Centovetrine. Gli eroi, erano semidei. Luca Rosi, era un semplice impiegato di banca. E fa tristemente sorridere l’idea che “l’impiegato di banca” sia nell’immaginario collettivo lo stereotipo dell’uomo medio, che sceglie la vita senza rischio e senza scossoni. Per Luca Rosi non ci saranno, forse, salotti in tv. Non ci saranno plastici della sua villetta, magliette con la sua faccia stampata, post commemorativi e tweet grondanti retorica. Non ci saranno inviati infreddoliti a Ramazzano che a distanza di un mese ci racconteranno allo sfinimento chi era e cosa ha fatto. Non ci sarà neppure l’avvocato Canzona a scritturare una sua finta fidanzata. Le luci, su questa triste storia, si spegneranno presto. E allora, il tanto di moda hashtag a quest’uomo morto per proteggere la sua fidanzata, lo regalo io: #lucarosieraunuomocoraggioso.