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#lucarosieraunuomocoraggioso

Il mio pezzo su Libero di oggi, dedicato a un uomo coraggioso: Ci sono uomini che sgattaiolano via nel buio della notte e sbarcano su uno scoglio, coi vestiti asciutti e la coscienza fradicia, mentre una nave si piega e decine di vite si spezzano. Antieroi, li chiamano. Ci sono uomini con il piglio fermo, che ricordano i propri doveri all’uomo con i vestiti asciutti e mentre pronunciano la frase ad effetto che li consegnerà alla storia, sono anch’essi con la divisa asciutta, in un ufficio caldo e la voce ferma di chi rischia, al massimo, di non riuscire a coordinare dei soccorsi e non di morire come un topo, in un corridoio sommerso. Eroi, li chiamano. E poi c’è Luca Rosi. Luca Rosi aveva trentotto anni e era un impiegato di banca. Non aveva una divisa inamidata, non ci sono registrazioni o video che possano regalargli gloria virtuale ed è morto in un paesino anonimo, della provincia di Perugia. Difficile, diventare eroi con queste premesse. E infatti non scomoderò la parola eroe, per quest’uomo, perchè merita una definizione meno abusata. Dirò che Luca Rosi era un uomo coraggioso. Era l’unico uomo adulto in casa, l’altra sera, quando lui, la madre, la fidanzata e suo nipote di nove anni si sono trovati davanti tre rapinatori armati e senza scrupoli. Sono stati legati come animali. La casa rivoltata da cima a fondo. La cassaforte semivuota e l’umore nervoso di chi ha racimolato un misero bottino. Non poteva non aver intuito, Luca Rosi, che quei tre non erano innocui balordi. Eppure, quando ha capito le loro probabili intenzioni, ovvero abusare della fidanzata, non ha esitato a scagliarsi contro i rapinatori, legato, forse goffo, sicuramente inoffensivo. E senza essere nelle condizioni di difendersi, di tener testa a tre delinquenti con una pistola in mano. Sapeva, Luca Rosi, che non c’era partita. Che rischiava di pagare con la vita, quella reazione. E per quanto sia terribilmente cinico a dirsi, sapeva anche che la fidanzata sarebbe sopravvissuta, almeno nel corpo, all’abuso schifoso che stavano per compiere quelle bestie feroci. Più di un uomo se ne sarebbe rimasto a terra, legato, stordito dal terrore e dall’impotenza. Pavidità o lucida rassegnazione l’avrebbero salvato. Ma Luca Rosi era, appunto, un uomo coraggioso e ha fatto, in fondo, quello che etimologicamente parlando gli eroi greci erano chiamati a fare: proteggere, preservare. Nel suo caso, “proteggere la propria donna” che è una frase, a torto, ormai quasi ampollosa, anacronistica, buona, al massimo, per i dialoghi di Centovetrine. Gli eroi, erano semidei. Luca Rosi, era un semplice impiegato di banca. E fa tristemente sorridere l’idea che “l’impiegato di banca” sia nell’immaginario collettivo lo stereotipo dell’uomo medio, che sceglie la vita senza rischio e senza scossoni. Per Luca Rosi non ci saranno, forse, salotti in tv. Non ci saranno plastici della sua villetta, magliette con la sua faccia stampata, post commemorativi e tweet grondanti retorica. Non ci saranno inviati infreddoliti a Ramazzano che a distanza di un mese ci racconteranno allo sfinimento chi era e cosa ha fatto. Non ci sarà neppure l’avvocato Canzona a scritturare una sua finta fidanzata. Le luci, su questa triste storia, si spegneranno presto. E allora, il tanto di moda hashtag a quest’uomo morto per proteggere la sua fidanzata, lo regalo io: #lucarosieraunuomocoraggioso.

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