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I misteri di Mistero

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<p>Il mio pezzo su Libero di oggi:</p>
<p>Confesso. <strong>Sono uno di quei due milioni di telespettatori che il giovedì sera guarda “Mistero” su Italia 1.</strong> E faccio coming out nella speranza che quelli come me prendano coraggio e lo dicano ad alta voce: anche io sono nel tunnel di Mistero e non riesco a smettere. Se non l’avete mai visto, non potete capire di cosa sto parlando. Mistero è un programma ipnotico. Mistero è l’amico mitomane con cui stai al telefono fino a notte fonda perchè vuoi scoprire dove può arrivare. Mistero è Beautiful. Le gare di burlesque. E’ “abbiamo non vinto”. Tu lo guardi e pensi <strong>“No dai, è più facile credere che il corvo del  Vaticano sia Lorena Bianchetti che a quello che mi stanno raccontando ‘sti sei”.</strong> <br />

Il mio pezzo su Libero di oggi:

Confesso. Sono uno di quei due milioni di telespettatori che il giovedì sera guarda “Mistero” su Italia 1. E faccio coming out nella speranza che quelli come me prendano coraggio e lo dicano ad alta voce: anche io sono nel tunnel di Mistero e non riesco a smettere. Se non l’avete mai visto, non potete capire di cosa sto parlando. Mistero è un programma ipnotico. Mistero è l’amico mitomane con cui stai al telefono fino a notte fonda perchè vuoi scoprire dove può arrivare. Mistero è Beautiful. Le gare di burlesque. E’ “abbiamo non vinto”. Tu lo guardi e pensi “No dai, è più facile credere che il corvo del Vaticano sia Lorena Bianchetti che a quello che mi stanno raccontando ‘sti sei”.


Già, perchè il primo mistero-di-Mistero è il perchè siano necessari sei conduttori per parlare di entità terrificanti, quando Bruno Vespa, tra onorevoli e ministri, di entità terrificanti ne ha spesso almeno otto presenti in studio e ce la fa benissimo da solo.
Ma a Mistero, di misteri fitti ce ne sono parecchi. E sono tutti completamente estranei ai contenuti dei servizi. Ovvio che dopo due ore e mezzo di filmati in cui un tizio dice di essere stato rapito da un alieno che l’ha portato su Marte e c’ha trovato Formigoni che svernava lì, della tipa che in piena possessione demoniaca giura di parlare la lingua di Luca Giurato e delle storie sul fantasma della pinacoteca, della miniera, del centro commerciale e della sala Bingo di Cesano Maderno, anche il telespettatore meno smaliziato intuisce che la soluzione di tutti i Misteri sta nell’assoluto e inconfutabile assioma scientifico “è pieno di cazzari”.
I misteri appassionanti di questo programma sono altri. Il primo, quello più affascinante e impenetrabile, riguarda un personaggio i cui enigmi sconfinano nell’esoterismo. Non si chiama Mamma Ebe, no. Non si chiama Gustavo Rol. Si chiama Paola Barale. Cosa è successo a questa donna? Cos’ha nella mandibola che le impedisce di articolare in maniera fluida le parole? Cosa nasconde in bocca? Una bandana di Raz Degan? Neanche Monica Bellucci con un ascesso parla così male. E soprattutto. La sua faccia. Perchè ha la stessa morbida, espressiva naturalezza di quella della statuina dell’arrotino del presepe di San Gregorio Armeno? Roba che al confronto Paola Ferrari ha il trucco di una tredicenne all’esame di terza media. Capisco le punturine, ma qui ‘ste punturine gliel’hanno fatte col tubo delle guarnizioni per le torte nuziali,non ci sono altre spiegazioni. E non è che sia una mia opinione isolata. Pare che degli alieni scesi sulla Terra, dopo aver visto la Barale, abbiano realizzato sei puntate di Mistero sui suoi zigomi, nella loro galassia.
Ma veniamo all’ultima puntata, perchè merita un sunto. Daniele Bossari viene inviato a Lourdes, che già uno dice: non potevate mandarci la Barale così magari avveniva il miracolo e tornava a parlare decentemente? Garantisce di aver bevuto l’acqua di Lourdes e di aver provato euforia oltre ad aver sentito un calore sovrannaturale. E’ evidente che sta parlando del mojito bevuto con la troupe la sera prima ma vabbè, Mistero è così: uno fa finta di crederci. Poi aggiunge che ha come la sensazione che l’acqua di Lourdes abbia lavato via le cose più brutte della sua vita e qui non vorrei deluderlo, ma su wikipedia il suo cameo in “Natale in crociera” e “Furore” ci sono ancora. Nel frattempo, tra un servizio e un altro, mandano un sottopancia che recita così: “Hai visto un alieno o un fantasma? Mandaci il video!”. E certo. Chi di voi non ha ripreso un ectoplasma mentre gioca a calcetto il venerdì sera? Che poi la mitomania è in agguato. C’è gente che alle prime dei film riprende con lo smartphone il culo della Marini e poi lo manda a Bossari spacciandolo per una nave madre aliena.
Poi è il turno di Jane Alexander. Jane potrebbe essere utilizzata dagli autori come prova inconfutabile dell’esistenza degli alieni perchè una donna alta 1,85, per quel che mi riguarda, non fa parte della specie umana, e invece viene spedita vicino a Stonehenge a indagare sul misterioso fenomeno dei cerchi nel grano. E qui anziché farsi le uniche domande sensate, e cioè “Perchè ‘sti cerchi li fanno sempre nei campi di grano? Perchè mai nei campi di cicoria o di hashish così ‘sti alieni dopo aver viaggiato seimila anni luce per realizzare che sulla Terra ci vivono Scilipoti e il Mago Otelma, si rilassano anche un po’?”, no, Jane va da un tizio il quale svela di essere un circle maker. Rivela di fare lui i cerchi nel grano con l’aiuto di alcuni amici e di una pistola laser. A quel punto pensi due cose: questo maledetto laser è in grado di fare i cerchi nel grano e non toglie una smagliatura manco a morire. E “Oh, finalmente uno che non racconta fandonie”. Tempo due minuti e il circle maker racconta che però lui e i suoi amici hanno visto delle sfere luminose e l’uomo nero nei campi, per cui è evidente che l’assessore al turismo di Stonehenge gli ha dato la mazzetta per non ammazzare il turismo ufologi/minchioni e tanti saluti.
Andrea Pinketts ha affrontato il tema dei supereroi. In particolare si è occupato del Blob, che ha la speciale caratteristica di rimanere lucido e inamovibile in qualsiasi frangente. Considerato che Pinketts era almeno al settimo rum e pareva in sé, direi che possiamo serenamente classificarlo come Blob.
La bella Nicole va a indagare sul fenomeno della pietrificazione a Salò. Qui sono conservati i busti mummificati dal dottor G.Battista Reni e la prima faccenda esilarante è che il tizio che li custodisce li tira fuori da un armadio 4 stagioni. Si giustifica dicendo che stanno aspettando l’apertura del museo di Salò. Certo. Se mai il Louvre dovesse cambiar sede, siamo certi che la Gioconda la chiuderebbero un attimo nella scarpiera del custode. Tra l’altro mi permetto di dire che ho visto facce più pietrificate di quelle di Salò al compleanno della D’Urso quando è sbucata fuori la Santanchè con la parrucca azzurra ma sono particolari. Infine, il tizio ha raccontato che secoli facevano le gare tra le mummie meglio conservate . Pare che Renato Balestra fosse ospite fuori concorso già all’epoca, ma sono illazioni. L’ultimo servizio si chiamava “Le verità nascoste sulla morte di Lady Diana”. Secondo Jane Alexander, il mistero più grande sarebbe il seguente: “Perchè il tunnel dell’Alma alle sette del mattino era già sgombro?”. Jane, dà retta a me: il vero mistero è perchè il raccordo anulare alle sette del mattino è ancora intasato dopo quindici anni di cantieri”, ma sorvoliamo.
Infine c’è stato il consueto momento Adam Kadmon, che poi sarebbe il tizio con la mascherina. Qualcuno sostiene che in realtà sia Marco Berry che si vergogna delle boiate che dice, ma non ci sono prove certe. Comunque. Nell’ultima puntata Kadmon ha rivelato che esistono le armi psicotroniche, e cioè pistole elettromagnetiche in grado di influenzare la mente umana e di far fare alle persone quello che uno gli ordina. Pare che per le prossime politiche, Bersani ne abbia già ordinato un container.

Belen, la Finocchiaro e il carrello della spesa

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<p>Tempi strani, quelli che stiamo vivendo. Non so se viene siete accorti, ma <strong>da tre giorni in questo paese non si fa che parlare di carrelli della spesa</strong>. Di due, in particolare. Uno è quello che spinge Belen, in un grande magazzino d’arredamento, in compagnia dell’inseparabile fidanzato bimbominkia sulla copertina di Gente.  L’altro, più chiacchierato , è quello che spinge la scorta della senatrice del pd Anna Finocchiaro tra una libreria Billy e uno scaffale Expedit da Ikea, pubblicato tra mille polemiche dal settimanale Chi. Ho guardato a lungo i due servizi fotografici e in effetti il rapporto donne/carrello della spesa, in questo momento storico, racconta di più sulla questione donne/sentimenti/ potere che un editoriale di Lidia Ravera. Tanto per cominciare, fa un certo effetto vedere una gnocca imperiale come<strong> Belen Rodriguez</strong> trascinarsi da sola un carrello stracolmo di piatti e tappeti in microshorts delle dimensioni di un sottobicchiere e vedere la Finocchiaro che insomma, con la calza color carne  e il tacco a rocchetto come la Signora in giallo non è esattamente una strafiga da competizione, che il carrello manco lo sfiora. Perchè nei rispettivi mobilifici, mentre De Martino si sistema l’elastico dello slip e se dà una spintarella al carrello è solo per gonfiare il bicipite, i tre omaccioni della scorta, che per la cronaca sono tre pezzi d’uomo capaci di ridurre un qualsiasi malintenzionato in un piatto di  polpette ikea Kotbuller, spingono il carrello della Finocchiaro come un qualsiasi fidanzatino da Ikea a due mesi dalla nascita del primogenito. Non solo. Uno di loro, il più piazzato e possente dei tre, uno che ha l’apertura spalle di un grizzly pezzato, maneggia una pentola antiaderente come Benedetta Parodi quando illustra la milionesima ricetta budino e panna spray. Tra l’altro, a guardarlo così viene pure il sospetto che in tempo di crisi, il governo abbia tagliato i costi delle armi in dotazione alla scorta e li costringa a difendere ministri e onorevoli a padellate.  <br />

Tempi strani, quelli che stiamo vivendo. Non so se viene siete accorti, ma da tre giorni in questo paese non si fa che parlare di carrelli della spesa. Di due, in particolare. Uno è quello che spinge Belen, in un grande magazzino d’arredamento, in compagnia dell’inseparabile fidanzato bimbominkia sulla copertina di Gente. L’altro, più chiacchierato , è quello che spinge la scorta della senatrice del pd Anna Finocchiaro tra una libreria Billy e uno scaffale Expedit da Ikea, pubblicato tra mille polemiche dal settimanale Chi. Ho guardato a lungo i due servizi fotografici e in effetti il rapporto donne/carrello della spesa, in questo momento storico, racconta di più sulla questione donne/sentimenti/ potere che un editoriale di Lidia Ravera. Tanto per cominciare, fa un certo effetto vedere una gnocca imperiale come Belen Rodriguez trascinarsi da sola un carrello stracolmo di piatti e tappeti in microshorts delle dimensioni di un sottobicchiere e vedere la Finocchiaro che insomma, con la calza color carne e il tacco a rocchetto come la Signora in giallo non è esattamente una strafiga da competizione, che il carrello manco lo sfiora. Perchè nei rispettivi mobilifici, mentre De Martino si sistema l’elastico dello slip e se dà una spintarella al carrello è solo per gonfiare il bicipite, i tre omaccioni della scorta, che per la cronaca sono tre pezzi d’uomo capaci di ridurre un qualsiasi malintenzionato in un piatto di polpette ikea Kotbuller, spingono il carrello della Finocchiaro come un qualsiasi fidanzatino da Ikea a due mesi dalla nascita del primogenito. Non solo. Uno di loro, il più piazzato e possente dei tre, uno che ha l’apertura spalle di un grizzly pezzato, maneggia una pentola antiaderente come Benedetta Parodi quando illustra la milionesima ricetta budino e panna spray. Tra l’altro, a guardarlo così viene pure il sospetto che in tempo di crisi, il governo abbia tagliato i costi delle armi in dotazione alla scorta e li costringa a difendere ministri e onorevoli a padellate.


E allora finisce che guardi ‘ste due donne, l’una emblema della bellezza e della donna desiderata, l’altra rappresentante della politica e del sistema dei privilegi odiosi della politica, e pensi che ci siamo emancipate male, noi donne
. Che nella sfera privata, per fare quelle evolute e capaci di fare tutto, abbiamo perso i privilegi della galanteria, e nella dimensione politica, per fare quelle che somigliano ai maschi che sulle poltrone ci hanno preceduto, abbiamo ereditato i loro difetti. I loro antichi vizi. Guardi Belen che spinge il carrello e pensi che quel moccioso che si porta dietro non dovrebbe farle spingere neppure un’anta della scarpiera e invece no, Belen è lì che non solo trascina il carrello, ma sceglie piatti e bicchieri per la casa romana del ragazzetto. Per poi pagare e caricare il tutto nel suv da settantamila euro che gli ha regalato. Poi la telecamera si sposta e inquadra il senatore Finocchiaro. E pensi che sì, se hai una scorta è normale che la scorta ti accompagni pure da Ikea o alla mostra canina, ma che in un momento come questo, in cui la gente chiede ai politici rigore, austerità, basso profilo, quelle foto sono un pugno nello stomaco peggio dell’hotdog Ikea. Pensi che il problema non è neppure il gigante galantuomo che spinge un carrello che comunque Belen spinge da sola, ma gli interrogativi che quelle foto sollevano: se noi paghiamo la scorta alla Finocchiaro perchè la protegga, non è il caso che la scorta si guardi intorno, mentre il senatore sceglie il divanoletto, anziché contare quante viti ha un armadio Pax? Ed è in questo che la Finocchiaro doveva dimostrare di non aver ereditato i difetti degli uomini che l’hanno preceduta. Non approfittarsi dei privilegi, ma usufruirne con serietà e rigore. O, al limite, poteva trovarsi un bimbominkia pure lei che però si accollasse i pesi. Perchè poi succede che nella guerra dei carrelli, nella lotta Belen vs Finocchiaro, anticastità vs anticasta, Belen esce vincitrice assoluta. Lei, il carrello della spesa se lo spinge da sola, il carrello della spesa pubblica lo spingiamo noi. P.s. Che poi, onorevole Finocchiaro, io glielo devo dire. Ho sbirciato nel suo carrello della spesa. Lo stendino Ikea, è cosa nota, al primo colpo di vento, lo trova sull’abbaino del vicino. Le padelle ikea, alla terza cotoletta cotta lì dentro, attaccano più della colla per topi. E infine, se proprio doveva fare un uso improprio della scorta, altro che farsi spingere il carrello. Se li doveva far montare, i mobili Ikea, dalla scorta. Di fronte all’imperscrutabilità di un foglio di istruzioni Malm, gli italiani l’avrebbero assolta.

Belen e Corona: l’incontro chiarificatore

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<p><strong>Il settimanale “Top” (il numero è ancora in edicola) mi ha chiesto di immaginare l’incontro chiarificatore Corona/Belen dopo l’uragano De Martino. Eccolo: </strong><br />

Il settimanale “Top” (il numero è ancora in edicola) mi ha chiesto di immaginare l’incontro chiarificatore Corona/Belen dopo l’uragano De Martino. Eccolo:


Location: casa di Fabrizio Corona.
Il suo tatuatore di fiducia, gli sta cancellando con devota maestria l’ultimo tatuaggio comparso improvvisamente sulla nuca di Fabrizio: due cornazzi da gnu striato della savana africana. Fabrizio è nervoso. La mattina ha avuto un’accesa discussione al commissariato di zona perchè ha provato a barattare sei punti della patente con sei punti fragola dell’Esselunga ma il poliziotto è stato inflessibile perfino quando Corona gli ha offerto in cambio il trasferello originale della farfallina di Belen più uno stage di sei mesi con i suoi paparazzi sotto casa di Bobo Vieri alla modica cifra di 56mila euro non fatturabili.
Nel primo pomeriggio poi gli è poi arrivata voce che Belen è andata a vivere con Stefano, la sorella Cecilia s’è fidanzata con Leon Cino e il fratello di Belen Geremia con Valerio Scanu. E che tutti insieme improvvisino torbidi giochi erotici utilizzando come sex toy la piastra inventa ricci di Scanu. Fabrizio afferra il telefono e compone il numero di Belen. Dopo sei squilli Belen risponde: “Ciao Fabrizio, scusa se c’ho messo tanto ma sto lavorando e non volevo perdere il filo”. “Un’intervista?”. “No sto rammendando un perizoma fucsia che stasera presento una convention di bancari e non so che mettermi”. “Ah. Senti, io credo che dovremmo vederci un attimo per chiarire la situazione”. “Sì, hai ragione, solo che vorrei evitare i paparazzi”. “Anche io”. “Giusto. Vediamoci in un posto defilato”. “Assolutamente. “Basta mettere la nostra vita in vetrina”. “Sacrosanto”. “Ok, allora ci vediamo all’Hollywood a mezzanotte”. “Ok, io sarò quella con la spallina calata e il capezzolo che spunta a mia insaputa, a dopo.”.
Location: privè dell’Hollywood. Belen arriva preceduta dalla Petineuse, la sorella Cecilia, l’agente della sorella Cecilia che le cura l’agenda di tutte le inaugurazioni di pizzerie al taglio fino a giugno perchè da luglio poi passa a quelle dei chioschi di grattachecche. Fabrizio Corona entra nel privè preceduto da una Canon reflex. Fabrizio: “Come va il taglio?”. B: “Eh insomma, c’ho la faccia mezza in ombra, dì al buttafuori se può spostare quella strobo che poi in foto vengo male!”. F: “Non intendevo il taglio di luce. Intendevo il taglio sul braccio”. B: “Ah. Ho dieci punti”. F: “Quelli che mi hanno tolto ieri sulla patente”. “Cosa avevi fatto questa volta?”. “Sono entrato in autogrill contromano col suv”. “Ma alla pompa di benzina?”. “No, al bancone dei camogli”. “Vabbè senti Fabrizio, mi spiace se ti ho dato un dispiacere”. “Lui è la cosa più importante per te?”. “Sì, senza di lui non sarei andata da nessuna parte”. “Ma se lo conosci da un mese”. “Ah , ma parlavi di Stefano? Pensavo intendessi il mio culo.”. “Non è l’uomo per te, non è abbastanza maschio”. “Fabrì, fidati. Tu le mutande le tiravi dal balcone, a lui tirano sul cavallo”. “Vabbè. Passiamo al tasto doloroso. Come facciamo col tatuatore?”. “Come in tutte le coppie che si separano. Starà con me ma potrai vederlo a weekend alternati e potrete fare un mese di vacanze insieme”. “Mi sembra giusto”. “Va bene, allora le cose importanti ce le siamo dette”. “Il cd col filmino hard con Stefano me l’hai portato?”. “Sì, eccolo. Stavolta sul comò abbiamo pensato di sostituire il gatto con la De Filippi”. “Bella idea”. “Lo metti domani in rete a mia insaputa?”. “Certo. Diremo che è stato girato quindici giorni fa , quando Stefano era minorenne”. “Perfetto!”. “Ora vado. Devo portare una maglia coi teschi a Hollande che se la mette per il vertice europeo a Bruxelles”. “Tieni”. “Cos’è?”. “E’ il calzino fucsia che ho messo ad Amici dopo l’incidente! Dallo alla Merkel, la stimo tanto”.

La dieta Dukan: meglio Scientology

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Ho letto il libro “La dieta Dukan” e ho finalmente capito la ragione di un successo mondiale senza precedenti. La dieta del dottor Dukan funziona, irretisce e raccoglie frotte di pingui proseliti in ogni angolo del globo, perchè non è un regime dietetico, no, è Scientology.
E’ un credo in grado di intaccare anche l’ateismo più ostinato e coriaceo. Finisci di leggere la dieta Dukan e tocchi delle punte di fanatismo tali che saresti capace di farti saltare in aria nella prima friggitoria all’angolo. Pensi che ci sia un Paradiso con 72 oli vergini che ti aspettano. Il motivo è semplice: Dukan è il genio del male. Leggi le sue teorie e dici: i suoi detrattori non hanno capito nulla, non è la dieta a essere squilibrata, ma è il dottor Dukan a esserlo, squilibrato. La leggi e dici: questo non è un manuale per dimagrire , è il Mein kampf della bieta scondita. E’ un’accozzaglia di teorie bislacche e piuttosto che seguirle mi tengo il peso specifico del cemento idraulico. E manco a dirlo, dopo tutta una serie di ragionamenti lucidi e assennati, chiudi il libro e ti ritrovi a seguire religiosamente la dieta Dukan.
E allora, visto che io mantengo saldo il mio spirito critico anche al secondo giorno di fame (e vi garantisco che la mia, in questo momento, è la fame di tutti i neonati del mondo), vado ad analizzare i punti chiave di questa dieta in modo che chi non c’è ancora cascato, possa abbandonare il proposito. Intanto, la dieta è suddivisa in quattro passaggi fondamentali: attacco, crociera, consolidamento, stabilizzazione. I nomi non sono scelti a caso. La prima fase si chiama attacco perchè dopo sessantaquattro minuti circa di dieta Dukan ti prende un attacco di fame che se non reperisci una braciola entro otto secondi addenti il bicipite del controllore sul tram. La fase crociera è così denominata perchè dopo una settimana di Dukan ti mangeresti anche Schettino e al passaggio di un vassoio di babà fai l’inchino e ti commuovi pure. Quella detta “consolidamento” si chiama così perchè alla terza settimana l’idea che tu stia facendo una boiata è definitivamente consolidata. E infine c’è la stabilizzazione, che più o meno significa questo: dopo un mese di fame oscena , il tuo umore si è stabilizzato su quello di uno schizoide omicida. Detta così, sembra che il dottor Dukan tenga i suoi pazienti a stecchetto. E invece no, la furbata è che in teoria, il malefico, ti dice di mangiare quanto vuoi. Il problema è che la prima settimana puoi ingurgitare solo proteine, per cui le cose sono due: o uno si autoregolamenta da solo o dopo il sesto filetto al sangue gli spuntano i braccini retrattili del t-rex del Cretaceo.

Ovviamente il dottor Dukan prova a infiocchettarti il pacco nelle maniere più bieche. Per esempio, proponendoti delle scoppiettanti alternative al trittico più deprimente della storia dopo quello Moggi – Giraudo – Bettega, ovvero carne-uova-yogurt, e cioè IL TOFU. Che voglio dire, fa schifo perfino il nome, figuriamoci masticarlo. Oppure ti invita allegramente a saziarti a volontà di lingua di vitello e agnello, roba che se provi a ordinare un piatto del genere al ristorante ti ritrovi lapidato dagli animalisti prima dell’ammazzacaffè. O perchè no, in alternativa alla bresaola, puoi abbuffarti di seitan, tempeh e di golosissime proteine-di-soia-testurizzate. Ecco. Io so di gente che ha provato a imbarcare su un volo di linea la soia testurizzata ed è stata incappucciata e portata via dai reparti speciali dell’antiterrorismo. Dukan non ti dice neanche di mangiare scondito, ci mancherebbe. Ti chiede solo amabilmente di evitare l’olio d’oliva e di sostituirlo con quello di vaselina. Avete capito bene. La vaselina. Che uno si chiede se ‘sto tofu se lo deve solo mangiare o a sodomizzarlo pure c’è un ulteriore dispendio di calorie. Infine, Dukan si raccomanda di consumare un cucchiaio e mezzo al giorno di crusca perchè dà appagamento psicologico. E qui è chiaro che il dottore vaneggia. Se il dottore mi vuole consolare psicologicamente dopo sette giorni di fesa di tacchino a colazione, sostituisca la crusca con Ryan Gosling a volontà, all’ora della merenda, grazie.

Poi ci sono tutta una serie di concessioni alimentari che andrei ad argomentare. E’ permesso mangiare in abbondanza ostriche, aragoste, scampi, tartufi di mare e capesante. Certo. Dieci giorni di aragoste e una si ritrova trionfalmente entrare sì in una quaranta ma anche nella lista dei pignoramenti bancari 2012. In tutto ciò, Dukan garantisce che la fame sparisce entro tre giorni. In compenso, al primo calo glicemico, potrebbero apparirvi Padre Pio, Mike Bongiorno e i dodici apostoli, ma sono inezie. I veri deliri però iniziano quando il dottore comincia a parlare dell’importanza del fattore-freddo. Ovvero. Se bevi freddo consumi calorie. Ma anche se mangi freddo. Pure se ti copri poco e prendi un po’ di freddo. Se ciucci sei ghiaccioli senza zucchero consumi 60 calorie. E se fai una doccia fredda consumi 100 calorie. Insomma, ci vuole poco a capire che con la broncopolmonite fulminante e un mese a nutrirti con la cannuccia puoi perdere anche 15 chili. Che poi messa così uno non sa neanche più se Belen gira vestita con la canotta a dicembre perchè le piace mostrarsi o perchè fa la Dukan. E infine, c’è la faccenda delle controindicazioni, che poi ha regalato a Dukan una fitta schiera di detrattori. La dieta iperproteica affatica i reni. Dà affaticamento, causa stitichezza, provoca la caduta dei capelli e regala l’alito di un cinghiale costipato. Della serie: è la lista dei sintomi post-Dukan o lo stato di salute di Angelino Alfano dopo i risultati elettorali? Ed è inutile che i fan della dieta ricordino al mondo che l’ha seguita anche Kate Middleton a una settimana dal matrimonio: ora ho capito il perchè di quella faccia. Non era l’idea di ritrovarsi quella suocera a vita, ma i postumi della Dukan. E ora scusate ma vi lascio perchè devo seguire un principio ferreo della dieta del professore: trenta minuti di camminata al giorno. Che poi sono esattamente quelli che mi separano dal primo Mac Donald’s di zona. Voi continuate pure la Dukan. E “Stay hungry, stay foolish!”. A me sono bastati due giorni, da folle affamata.