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Gianfranco Fini ha querelato me e altri quindici…

Gianfranco Fini ha querelato me e altri quindici giornalisti di Libero colpevoli di aver scritto di lui in vari modi. Querela da 500mila euro. Che voglio dire, mi sono fatta due calcoli, e se ce la stecchiamo sono meno di 50 mila euro a testa. Un affare. La Tulliani ci si paga il parrucchiere un par di mesi. Comunque. La faccenda ha del surreale. Il mio pezzo era un pezzo ironico. Era satira. Dicevo che Fini è un fenomeno balneare, che è come un Gremlin: si avvicina all'acqua e fa casini. Che sbuca fuori solo d'estate come i topless della Dilettuso. Come il pareo retato della Marini. Come i tormentoni estivi alla Barbie girl. Ecco. Rendiamoci conto del tenore di questi passaggi perchè è fondamentale. L'avvocato di Fini ha chiesto di rettificare. RETTIFICARE. Di smentire. "L'articolo si sostanzia in una descrizione grottesca del Presidente Fini, dei suoi stili, delle sue abitudini". (lo scrive Libero oggi) E quindi no, Fini non è come il pareo della Marini, non è il topless della Dilettuso, non è Barbie girl. E sarò pronta a ubbedire anche all'avvocato della Dilettuso, che a questo punto ci terrà a specificare che è più il topless della Dilettuso a risentirsi dell'accostamento con Fini, al limite. Smentisco tutto. E seriamente, dico solo questo: nei tribunali si dovrebbe discutere di cose serie. E tutti i cittadini, a maggior ragione un politico, dovrebbero avere il dovere di non intasare il sistema giustizia contribuendo a ingolfarlo con cause inutili, pretestuose, sciocche. Che costano al querelante, al querelato (e lì sta la punizione), ma anche e soprattutto ai cittadini. Io vado avanti. Non mi dimetto e andrò in tribunale. Che con 'ste premesse, l'anno prossimo sfilo pure per Parah.

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