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Ieri io e La Petra abbiamo avuto la splendida idea…

Ieri io e La Petra abbiamo avuto la splendida idea di andare a pranzo in zona Ticinese di sabato. Sperare di mangiare in zona Ticinese di sabato è più o meno come mandare un sms a Luca Argentero con scritto "Stasera cenetta e dvd?" e confidare nella risposta "Chiudo casa e arrivo". Da "Panino giusto", ovvero quel posto in cui un panino con due sottilette costa 81 euro come quello di Fiorito con la porchetta, c'era un quarto d'ora d'attesa. Per un panino. E con tutto rispetto, per un panino non aspetto 15 minuti manco se il prosciutto me lo taglia a mano Andrea Pirlo tutto sudato. Da Mc Donald's c'era una fila che non ho ancora capito se nell'Happy Meal c'era in omaggio Sponge Bob o l'iphone 5. Dal mitologico California Bakery siamo passate giusto perchè i no del California Bakery hanno sempre un che di affascinante. I non milanesi non possono capire, lo so, ma immaginate un posto in cui più o meno tira l'aria "Se mi va e è un giorno disparo te faccio magnà". Ecco. Un giorno non ti fanno sedere se non fai brunch pure se il locale è vuoto perchè altrimenti occupi un tavolo per bere caffè, un giorno ti dicono ripassa tra tre ore e 40, un giorno ti dicono c'è il tavolo di fianco alla porta che però è spesso aperta perchè i camerieri stazionano lì davanti aggiornandosi tra le pause sulla gravidanza di Belen e fuori c'è la neve. Un giorno, tipo ieri, c'hanno il rimbalzo più creativo del solito. "Mi spiace, dovete aspettare una mezz'ora. Altrimenti andate al chiostro, vi danno un cestino e il telo e fate il picnic sul prato". Dunque. Primo: 'ndo 'sta 'sto chiostro? Devo andare a tre fermate d'autobus per prendermi un telo a scacchi? Secondo: si è mica accorta che non siamo sui prati erbosi del Tirolo ma a Milano? Dove lo stendo 'sto telo? Sulle rotaie del tram? Ma soprattutto: uno viene a mangiare a casa mia e io gli rispondo: "Scendi un attimo dai casalinghi qui sotto, comprati una tovaglia e aspettami nel giardino condominiale che ti porto una baguette con la mortazza?". Vabbè. Fatto sta che io e Petra ci siamo avviate in via di Porta Ticinese affrante, quando ci si para davanti un sinistro miraggio: un ristorante giapponese. Entriamo. E qui comincia l'avventura gastronomica più surreale che mi sia mai capitata. Intanto il ristorante era giapponese quanto io rettiliana, visto che nel menù c'erano ravioli al vapore e involtini primavera. Ma la cosa più bella era l'avvertimento sul menù: "Mangi quanto vuoi quello che vuoi, paghi sempre 9 euro". Che tu dici: esco di qui che mi escono i wonton dalle narici, tiè. Poi però segue un'altra scritta: "OGNI PIATTO DEVE ESSERE CONSUMATO. In caso contrario paghi la differenza". E qui è cominciata l'ansia. Che vuol dire? Se lascio un raviolo mi cazziano? Esce il cuoco e mi mena con la cucchiara? E poi cosa si paga? Se lascio sei chicchi di riso quanto mi costa a chicco? E se mi nascondo il sushi avanzato nelle mutande? Mica perquisiranno i clienti all'uscita? Oh, quelli del tavolo di fianco stanno lasciando il riso cantonese, se noi gli finiamo quello, dici che loro ci finiscono gli spaghetti saltati che io tra un po' vomito? E l'acqua? Tocca bersi tutto il litro e mezzo? Io ho il reggiseno imbottito, se me la verso tra le tette secondo te mezzo litro lo assorbe? E infine: senti a me 'sto sushi non va più, mi dicessero quanto cazzo devo pagare e pago. Ecco. Se pensate che sia andata di fantasia sbagliate. Aggiungo che il menù riservava un'altra sorpresa. La scritta: "I prodotti (tonno, branzino..) sono all'origine freschi, abbattuti per 24 ore a norma di legge". Che quelli di 'sto ristorante fossero dei sadici mi era abbastanza chiaro, ma abbattere un povero tonno per 24 ore di seguito mi sembra una crudeltà inaudita. Meglio un colpo di pistola. 24 ore di roncolate manco a Valerio Scanu, Dio santo. (nella foto, il menù)

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