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Il mio pezzo su Libero di oggi sulla pandemia…

Il mio pezzo su Libero di oggi sulla pandemia figurine esselunga:

Ci sono aspetti della crisi che sta attraversando questo paese di cui non ci si occupa abbastanza. Nessuno, per esempio, parla della progressiva e drammatica sparizione delle sorprese nelle scatole di merendine. Nessuno dice a chiare lettere che c’è una generazione di bambini che sta crescendo senza vivere quell’ebbrezza indimenticabile di aprire una confezione di tegolini devastando l’involucro con la foga del marito che rivede la moglie dopo due anni di castità al fronte, per trovare una ciofeca di gomma da cancellare a forma di arachide o lo yoyo verde pisello. Bambini che crescono aprendo scatole di merendine sul cui fondo giacciono sei Saccottini solinghi, sei Girelle dolenti, quattro Buondì derelitti, mentre Antonio Banderas, incurante del dramma di tante giovani creature, preferisce flirtare con un pennuto anziché infilare due chiaviche di sorpresine nei suoi “TaraLucci Mulino Vianco ancora più buoni da insupare”. E dice pure che è un mondo buono. Io ho superato le peggiori sciagure familiari e i passaggi più delicati dell’infanzia, grazie alle sorprese nelle scatoline dei fiammiferi col mulino. I bambini di oggi vengono irretiti da collezioni più subdole, più costose e , soprattutto, più destabilizzanti per l’equilibrio dei già delicati legami parentali. La tranquillità del mio placido menage familiare, per esempio, è seriamente minata dall’album delle figurine Esselunga. So che milioni di italiani stanno vivendo lo stesso dramma e voglio fare sapere a tutti voi, amici miei, che vi sono vicina. Non siete soli, genitori di bambini vittime della dipendenza da album Dreamwork. Per quei fortunati che invece non sanno di cosa stia parlando perchè non hanno figli o hanno la gran fortuna di avere creature più sagge che all’album dell’Esselunga preferiscono atti di bullismo filmati con lo smartphone e messi su youtube, urge una spiegazione del fenomeno. L’album Esselunga è in vendita in tutti i Supermercati della catena e costa 0,99 centesimi. Il genitore medio, ignaro del tunnel in cui si sta infilando, trova che sia un prezzo ragionevole e quindi accontenta il figlio frignante trascurando clamorosamente la frase rivelatrice che intervalla il pianto, ovvero “I miei amici ce l’hanno tutti”. I suoi amici ce l’hanno tutti. E in effetti, il ministero della salute insabbia la drammatica verità, ma la pandemia-Figurine Dreamwork ha contagiato i nostri bambini che neppure un virus aerobico nascosto in una multisala domenica pomeriggio, sarebbe di così rapido contagio. Il problema è che le figurine non sono in vendita, ma ti regalano un pacchetto contenente cinque figurine, ogni dieci euro di spesa. Traduzione: un pacchetto di figurine costa dieci euro. Ora, è vero che ci sono state olgettine che lasciavano Arcore con buste da 5000 euro, per cui di prezzi fuori mercato ce ne sono di peggiori, ma onestamente, se una bustina mi costa dieci euro, come minimo dentro oltre a Shrek, Dentolina e Megamind ci devo trovare anche il numero di cellulare di Carlo Cracco scritto con l’inchiostro d’oro zecchino sulla carta Silver. Questo perverso meccanismo genera, come vi sarà facile immaginare, una serie di rovinose e surreali conseguenze a causa delle quali membri di famiglie fino al giorno prima normalissime, assumono comportamenti più borderline dei tweet di Flavia Vento. Ho visto madri devastate da notti insonni per i pianti del bambino a cui mancava solo la 72 Gambedipesce, comprare 1700 euro di pastiglie per lavatrice “che tanto quelle servono sempre” per trovare la figurina mancante. Ho visto uomini incauti, a cui la cassiera consegnava le figurine che gli spettavano, rispondere con leggerezza: “Non ho l’album, le regalerò a qualcuno”, venire assaliti da orde di bambini e genitori con la bava alla bocca che gli strappavano figurine, vestiti e toupè senza ritegno. Ho visto cassiere tenute in ostaggio da padri isterici, urlare al direttore del supermercato frasi sconnesse quali “O mi consegnate la carta Silver del Gatto con gli stivali o taglio la gola alla cassiera con la carta fragola!”. Ho visto nonni novantacinquenni fare trattative al Banco assistenza Esselunga per avere due pacchetti di figurine in più che neppure coi tedeschi quando erano partigiani. Ho visto padri che una volta erano persone miti e rispettabili, trasformati in spacciatori di figurine fuori dalla scuola per avvicinare i bambini con aria sinistra e fare domande tipo: “ Se mi dai Kitty Zampe di Velluto per mio figlio, ti intesto il Porsche Cayenne e a 18 anni sarà tuo”. Ho visto zie malmenate dal nipotino di sei anni perchè sull’orlo della disperazione avevano aggiunto con la penna due orecchie d’asino a Shrek e avevano tentato di spacciare la carta dell’orco per quella di Ciuchino. Ho visto figurine Esselunga su ebay con delle basi d’asta che neanche L’urlo di Munch. Insomma, se i candidati alle primarie volessero parlare agli italiani , in questo momento, dovrebbero mollare camper , pompe di benzina e cuffiette da piscina e fare comizi tra gli scaffali dell’Esselunga. Lì, c’è il paese reale, in questo momento. E già che ci siamo, a D’Alema che non si vuole più candidare, suggerirei un’occupazione utile per riciclarsi continuando a rendersi utile al paese: alla cassa, a rottamare i doppioni. P.s. io do il mio voto anche a Vendola, se mi trova la 75.

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