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Israele ha bisogno di questo:

Israele ha bisogno di questo:

Ciao Selvaggia, sono Gabriel . Ti do del tu anche se non ci conosciamo, se ti va bene: etichetta da social media. Ti scrivo da Tel Aviv. Sono le 1 di notte e passa; non riesco a dormire perchè ho paura che le sirene suonino: la mia ragazza dorme, e non vorrei non svegliarmi. Sono qui da poco.

Ti scrivo perchè non vorrei che fossero solo i toni accesi di alcuni a rappresentarmi. Ti scrivo da mezzo scioccato, ma non ho perso, credo, il lume della ragione.

Anche a me, nel momento in cui è più facile farsi trascinare da sentimenti negativi – la paura, un mostro antipatico – è capitato di pensare agli abitanti di Gaza. Ai civili – perdonami, la leadership di Hamas proprio non la digerisco – che nemmeno le hanno le sirene. Che ogni volta che sentono il rombo degli aerei sanno che arriverà un boum, esattamente come lo so io quando sento l'allarme del codice rosso (e come lo sanno quelli che vivono più a sud di me, da anni, ogni sera). E provo dispiacere, e compassione. Lo dico dal profondo del cuore.

Ogni conflitto mette le persone in un'ottica di "mors tua, vita mea"; questo, credo, è alla base di alcuni dei commenti. Per non parlare del fatto che gli israeliani sono pochini, alla fine – più o meno la cittadinanza di Milano e Hinterland per l'intero stato – per cui tutti conoscono almeno un ragazzo, un padre o un negoziante che da qualche giorno ha mollato tutto per andare al fronte. Un fronte dove, se le cose degenereranno, rischieranno la vita. E questo aizza ancora di più l'animo: il desiderio di vederli tornare a casa diventa dominante. Mors tua, vita mea.

Non mi interessa parlare di politica: credo che la differenza tra un morto giusto o sbagliato sia un hobby in cui si ha il privilegio di trastullarsi quando l'unico rischio che si corre è ricevere un insulto via facebook o nei commenti di qualche blog. Cambia tutto quando ci sei in mezzo.

Una sola cosa ti chiederei, perchè il tuo italiano lascia trasparire un'intelligenza in cui confido. Se hai una posizione di visibilità, cerca di dipingere tutte le parti nel modo più neutrale possibile. Un solo post può fare la differenza: non perchè sia sbagliato, ma perchè diventa una goccia in un mare.

Parlo solo per me, ma so di rappresentare molta più gente: da questo lato del fronte la guerra non la si vuole. Non si vogliono mandare i figli al fronte. Non si vogliono uccidere sconosciuti. Si vuole solo vivere. Eppure leggendo i media italiani si leggono descrizioni del conflitto (fuorvianti, becere nella loro malizia) che fan cascare il cuore, per non dire altro. Dappertutto. E quindi un post che magari voleva dire tutt'altro, come può esserlo stato il tuo, diventa l'ennesima cassa di risonanza per una rappresentazione di Israele come un Paese di assassini intenzionati a fare più bambini vittime possibile. Non è così. Ma così può sembrare.

Grazie e buonanotte a tutti voi, che le sirene le sentirete al telegiornale.

(per chi lo cercasse, questo è un commento al post precedente, e su fb è Gabriel Ellis)

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