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Parlando di cose serie. Sono andata a votare in un…

Parlando di cose serie. Sono andata a votare in un circolo Arci col biliardino all'ingresso, le bandiere del Tibet attaccate al muro con le puntine e la signora che faceva il caffè con la moka. A mettere la croce su Renzi, lì dentro, mi sono sentita come se stessi buttando una cicca nel vaso di fiori a casa di Bersani. Scusa Pierluì, sappi che ti voglio bene lo stesso.

Sul solito siparietto organizzato a tavolino nel…

Sul solito siparietto organizzato a tavolino nel solito programma, specifico solo un paio di cose, tanto perchè sia chiara la differenza di stile. Se io ho qualcosa da dire lo dico. Punto. Non ho bisogno di invitare gente in trasmissione che lo dica al posto mio fingendo di prendere le distanze. Questi sono mezzucci di chi pensa che la gente si beva tutto e che essere pop significhi intortarla ai rintronati che guardano la tv senza strumenti di critica. Molto serenzamente, perchè stiamo parlando di scemenze che poco incidono nella mia vita e ancor meno in quella di chi legge. Mi dicono (ero a votare) che la figlia di Celentano, a Domenica Live, avrebbe detto che io fomento odio, diffamo, campo sparlando degli altri. La conduttrice avrebbe fatto la consueta faccia "Evvai però ora aspetta che io faccio la faccia di quella che questa proprio non l'aveva concordata" e poi avrebbe aggiunto: "Non mi mettere in mezzo, io questa persona non so chi sia!". In breve: la Celentano ha chiesto soldi all'Inter per l'utilizzo dell'inno allo stadio, come da lei ammesso in un successivo comunicato. Ha detto che chi mette in giro questa voce sono i dirigenti dell'Inter. L'hanno scritto la Gazzetta e tutti i giornali, io ho commentato la cosa a modo mio. Non capisco chi avrei diffamato e quale sia l'istigazione all'odio nel dire che i Celentano sono i soliti simpaticoni. (ah già, #detestali, wow!) Chiedere i diritti vuol dire chiedere soldi, c'ha poco da fare comunicati stampa che confermano tutto, tra l'altro. Onestamente, avessi i diritti di una canzone (manco 'sto capolavoro, aggiungo) che diventa l'inno della squadra del cuore della mia famiglia, che è cantata dai tifosi allo stadio, che celebra i gol e avessi i soldi che bastano a sfamare dieci generazioni, manco mi passerebbe per la testa di chiedere i diritti per mettere la mia canzoncina allo stadio. Lei li chiede? Bene, ognuno ha il suo stile. L'unica cosa su cui però non transigo è il "campa sparlando degli altri". Io campo scrivendo su un quotidiano, facendo tv e radio, mentre cresco un figlio. Sarebbe emozionante che la Celentano ci snocciolasse il suo curriculum in 47 anni di vita e ci narrasse la sua vita fatta di duro lavoro. Vorrei vedere se di cognome facesse Scognamiglio, quanto tempo avrebbe per portare a spasso i cani in carrozzina per le vie di Brera.
Riguardo la D'Urso che dichiara di non sapere chi sia io. Bah. A parte che fino a un anno fa sono stata ospite spesso e volentieri da lei, a parte che non sono andata più da lei perchè come scrissi qui più di un anno fa in un lungo post che molti ricordano, avevo deciso di non andare più in alcuni programmi (e così è stato), il vero problema è che lei mi conosce molto bene anche fuori dal lavoro. Il negare di conoscermi la dice lunga sull'abitudine a essere cristallini nella vita. Io sono stata ai suoi compleanni, a casa sua a Capalbio, siamo state più volte a cena insieme (basta andare su google eh, mica serve la Cia). Ci siamo scritte molti messaggi anche una ventina di giorni fa per via di alcune questioni che non mi erano andate giù e in seguito alle quali io e lei non abbiamo più nulla da dirci. (questionI, non questione). Detto ciò, nessuna tragedia, tanto mi pare evidente che per personalità, stile, interessi, approccio alla vita, al lavoro e alle persone e oserei dire weltanschauung, non avessimo nulla in comune. Però io dico le cose come stanno. Senza faccine e senza tante balle. E non fingo di dissociarmi da nessuno, che non c'ho tempo per i teatrini.

Il mio pezzo su Libero di oggi sulla parbola di…

Il mio pezzo su Libero di oggi sulla parbola di Arisa: dalla sua "Sinceritàààà" alla "Falsità" della Ventura.

Io non so cosa stia succedendo a X factor quest’anno, ma di sicuro è qualcosa che a che fare con la sfera del paranormale. Perchè qui le cose sono due: o dentro al teatro della Luna aleggiano spiriti maligni causa della recente possessione demoniaca di Arisa o Arisa s’è presa il vecchio camerino di Morgan e c’ha trovato qualche avanzo della sua vita passata. Di sicuro, stanno accadendo cose che nessuno poteva prevedere. Ribaltoni degni di un governo Berlusconi. Anzi, di più. Del matrimonio di Aida Yespica. X factor non è più x factor. E’ Pirandello. Con i giudici, protagonisti del moderno dramma “Quattro personaggi in cerca d’autore”, in cui i ruoli si invertono e le identità sono sempre più confuse. (non a caso, quest’anno maschere e travestimenti di Elio e Morgan sono sempre più teatrali). Arisa, per esempio è diventata Morgan, che a sua volta è diventato Arisa. Elio in compenso è diventato Mara Maionchi. Quello che è diventata Simona Ventura lo dico alla fine perchè dopo quello che le è capitato durante la diretta di “Xtra factor” giovedì sera, me la immagino serafica come Anna Wintour col jet lag. Dicevo. Arisa è diventata Morgan, ovvero il personaggio più ingovernabile e mediatico del gruppo. Una che si evolve continuamente e senza una logica prevedibile: va a Sanremo con un motivetto cretino e pare Ugly Betty. Ci torna addirittura stilosa e con una canzone perfino raffinata. Nella sua prima edizione di X factor fa la zitella acida, in questa ha sempre l’aria di quella che se glielo chiedesse pagherebbe pure le bollette a Cattelan. Diciamo che se si dovesse definire l’equilibrio psico-fisico di Arisa, potremmo dire che è più o meno un mix tra quello dell’ospite medio di C’è posta per te, di Antonella Elia al terzo giorno di convivenza coatta con qualsiasi essere appartenente al mondo umano, animale e minerale e di Elsa Fornero. E la faccenda più inquietante è che più si infighisce e più diventa fragile e emotiva, per cui verrebbe seriamente voglia di suggerirle di abbuffarsi di fagioli con le cotiche, tornare una 46 e farsi due risate. Tra l’altro, le andrebbe spiegato seriamente che va bene prendere a cuore le sorti dei propri cantanti, ma l’eliminazione da X factor non prevede l’esilio dei Freres Chaos nei gulag siberiani e neppure un’ospitata obbligatoria da Giletti, per cui le sue reazioni emotive di fronte all’uscita dei concorrenti, è solo un filo eccessiva. Che poi ecco, diciamolo. I due fratelli Freres Chaos sono riusciti nella rara impresa di far rimpiangere i quattro fratelli Farias. Al di là del loro talento, non si vedevano un fratello e una sorella così inquietanti dai tempi di The dreamers. Li vedi e li immagini capaci di tutto, quei due. Perfino di rianimare un talk condotto da Max Novaresi e Brenda Lodigiani, per dire, che nella classifica delle missioni complesse viene prima dell’organizzare un flashmob a casa di Piero Ostellino o del comprendere la Weltanschauung in un tweet di Flavia vento. La sceneggiata in cui hanno accusato la Ventura di avere un diabolico spin doctor e la pantomima su questi misteriosi fogli è stata imbastita dai fratelli The dreamers con un’antipatia e una prosopopea che non si vedevano dai tempi di “Dategli le brioches!”. E il dramma è che probabilmente avevano pure ragione. Il problema però, è che Paola Folli non è Casaleggio e ‘sti famosi fogli non erano le lettere di Moro dietro al termosifone. Resta il fatto che il già mitologico “Sei falsa Simona, cazzo!” di Arisa, è stato un momento di televisione meraviglioso, puro sprezzo del pericolo e soprattutto, il sunto della parabola schizoide di Arisa: dal successo di “Sincerità” all’accusa di “Falsità”. Morgan, nel frattempo, si è arisizzato. Mangia caramelle gommose durante le pause, si fa battere da Elio in tema di travestimenti d’effetto, è passato dal dire “Simona non capisci una cippa di musica” a “Simona sarà la madrina di mia figlia”, seda le risse e talvolta sembra perfino aver fatto una doccia due giorni prima. Insomma, gli manca solo andare a messa con Casini la domenica mattina e l’assegnazione di un brano di Apicella a Ics e il suo processo di imborghesimento è completo. Pare che prima, nella sua mitica lattina, ci fosse il carburante dello shuttle e ora tisana al biancospino. Se Morgan s’è arisizzato, Elio, una puntata sì e una no, è posseduto dallo spirito di Mara Maionchi. Strana creatura, Elio. Forse il più pirandelliano di tutti, visto che ci sono puntate in cui è ispirato e sarebbe capace di convincere il pubblico che Romina Power sa cantare e altre in cui sta lì e sembra pensare “Stasera c’avevo il calcetto e sto qui di fianco al corvo democristiano, a una che sa di musica quanto io di free climbing e a Scheggia Impazzita Pippa”. Quelle sere lì, Elio è la Maionchi. Cattelan gli chiede un parere e lui: “Bravo. Mi sei piaciuto”. Alle volte si sforza e aggiunge “Hai cantato bene”. Infine, c’è la Ventura. Quella che quando ha le cuffie e canta durante le esibizioni fingendo entusiasmo, vien voglia di abbracciare lo shintoismo e non sapere più nulla di questa vita terrena. E vorrei aggiungere altro, ma prima di espormi vorrei sapere se i Freres Chaos stanno bene, se ci sono familiari che li hanno sentiti nell’arco delle ultime 24 ore e, qualora fosse accaduta la tragedia, se Simona, eventualmente, aveva un alibi. Poi parlo. Forse.

E senza manco dire “Sei falsa Petra, cazzo!”….

E senza manco dire "Sei falsa Petra, cazzo!". Molto felice. E non per gli ascolti, ma perchè è un programma leggero, ma fatto con una cura maniacale. Nel linguaggio e nelle immagini.

Chiedo scusa a quelli che pensano che mettere una…

Chiedo scusa a quelli che pensano che mettere una foto per pubblicizzare una causa benefica sia autopubblicità. Rimedierò mettendo una foto di Belen. Chiedendo scusa a quelli che dicono che mi occupo solo di stronzate. Rimedierò scrivendo di spending review, chiedendo scusa a quelli che "facce ride", torna a parlà di gossip. Rimedierò scrivendo un po' di cavoli miei, chiedendo scusa a quelli "e 'sti cazzi". E quanto rompete li cojoni. Chiedendo scusa a quelli che non c'entrano niente.