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Il cast di Ballando e il giornalismo becero

Se volete un esempio di giornalismo becero e di sensibilità sotto le scarpe, ve ne mostro uno che dovrebbe fare scuola. In un pezzo così c’è tutto il peggio che si possa mettere in un articolo: il pretesto fesso per un attacco gratuito, un’argomentazione che starebbe in piedi solo se la giornalista fosse un genio nell’esercizio di stile e soprattutto, una gran bella argomentazione: la Rai non vuole le miss mute ma fa lavorare una trans.

“Fuori le ragazze di Miss Italia, in bikini e mute, considerate un repertorio antiquato. Dentro le modelle transessuali, i toy-boy e le attrici supersexy, giudicate più al passo con i tempi”,

scrive Laura Rio. Sta parlando del cast di Ballando con le stelle, lamentando il fatto che abbiano fatto fuori Miss Italia e in compenso stiano ingaggiando gentaglia discutibile per il programma della Carlucci. Ora. Intanto, per la cronaca, il toy boy è Jesus Luz che non solo non è più toy boy da quel dì, ma è uno dei modelli più pagati al mondo testimonial di Dolce e Gabbana e mille altri marchi, mica un ex di Lory Del Santo. E l’attrice supersexy non è Manuela Arcuri, ma Nastassia Kinsky, quindi mi sfugge il perchè tiri in ballo i due come se la Carlucci, per fare il cast, stesse attingendo da Uomini e donne. Ma la faccenda veramente triste è che in questo delirio, la giornalista ci infili pure Lea Cerezo, liquidandola come trans operato figlia del calciatore Cerezo e concludendo con queste altissime riflessioni:

“Chissà cosa ne penserà di queste scelte la stessa Tarantola e pure la presidente della camera Laura Boldrini che hanno bollato Miss Italia come «un modello retrivo di rappresentazione femminile e non un elemento di evoluzione”. E ancora: “Dunque, il modello moderno per il genere femminile sarebbe quello di collezionare toy-boy? O più semplicemente un trans fa più rumore di una ragazzina che sfila in costume da bagno con un numerino attaccato alla spallina del reggiseno?”.

Avete capito? Dicono che le miss non sono un modello di evoluzione e poi in Rai chiamano un trans. Questo dice la giornalista. Secondo questo genio l’involuzione sta nel chiamare un toy boy, un’attrice sexy e un trans. Un trans. Mi auguro che la signora Rio non conosca la storia di Lea Cerezo perchè non sa quello che dice e quello che dice offende anche me che sono nata felice di abitare nel mio corpo di donna. Lea Cerezo non è un trans e punto. Lea Cerezo è una splendida donna, forte, intelligente e piena di dolore. Lea Cerezo ha una storia di sofferenze disumane, psicologiche e fisiche, una storia faticosa e straziante. La sua famiglia ha fatto un percorso lungo prima di accettarla, il padre era un calciatore, un mito del calcio, un uomo esposto, noto, che s’è trovato a dover fare la doppia fatica di comprendere e rendere conto al mondo. Lea Cerezo è un esempio di coraggio e orgoglio per tanti come lei nati in un corpo che sentono estraneo. Ha raccontato la sua storia con grazia e dignità, senza mettere su circhi e telenovelas da due soldi. E chiudo qui consigliando alla giornalista di darsi una letta a queste parole che il papà di Lea, Toninho Cerezo, ha scritto alla figlia. Alla figlia, non a UN TRANS:

“Non possiamo essere bravi in tutto, e tu, Lea T. Cerezo sai fare molto più che semplici palleggi. Hai avuto il coraggio, con eleganza di tentare di rompere i paradigmi e di mostrare al mondo che dobbiamo accettare le differenze, essere tolleranti con la diversità. Capire e non giudicare ciò che non conosciamo. Il cammino può essere lungo ma sicuramente non sarà lo stesso senza di te. Bambino o bambina, Leandro o Lea, non importa più. Sarò sempre tuo padre e tu, orgogliosamente, una parte di me”.

Impara, Laura Rio. Che Cerezo scrive pure meglio di te, tra l’altro.

 

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