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Natale con un grillino

Vi devo confessare che il Natale 2013 per me non è stato un Natale facile. In ogni famiglia italiana, infatti, ormai c’è almeno un componente grillino e ognuno affronta il dramma come meglio può. Nel mio caso il parente in questione è uno zio vedovo, fratello di mia madre, che quest’anno è venuto a festeggiare il Natale a casa nostra. Purtroppo la faccenda ha comportato tutta una serie di problemi che hanno scosso la serenità della vigilia.

Intanto, lo zio grillino ha preteso tassativamente l’abolizione della carta da regalo per la nota politica della trasparenza grillina, per cui entrato dentro casa mi ha messo in mano una coppetta mestruale ecosostenibile dicendo «Tanti auguri» e s’è diretto in sala. Lì lo zio grillino ha preteso di sapere quali fondi fossero stati utilizzati per acquistare il suo regalo. Noi tutti abbiamo esibito gli scontrini con le prime cifre delle carte di credito personali, che lui ha poi verificato. Nel mio caso ha chiamato il mio direttore di banca, che era alle Barbados, per chiedergli conferma del codice di sicurezza a tre cifre. L’unico nipotino rimasto sveglio, invece, ha dichiarato di aver fatto i regali attingendo dal salvadanaio di casa, per cui lo zio gli ha restituito indignato il docciaschiuma al sandalo spiegando: «Non posso accettare regali pagati con i fondi pubblici», e il nipotino s’è messo a piangere.

Il puntale sull’albero, essendo quello il punto più alto della stanza, è stato immediatamente rimosso: lì lo zio grillino ha piazzato la webcam. Durante la cena, lo zio ha chiesto a mia madre quanti tortellini avesse cucinato. Mia madre ha riposto «sei etti». Allora lo zio, piuttosto irritato, ha chiarito che voleva conoscere l’esatto numero di tortellini, non il peso. Mia madre è andata in cucina e col l’ausilio del colino da tè ne ha contati 231. Mio zio allora ha chiamato tutta la famiglia in cucina e ha esclamato: «Ora ricontiamoli!». Ci siamo messi a tavola alle undici e mezzo perché a ogni conteggio c’era un tortellino in meno. Poi abbiamo scoperto che era il nonno che se li mangiava perché ha novant’anni, la pressione bassa e stava svenendo dalla fame. O meglio, noi ci siamo messi a tavola, mentre lo zio ha cenato solo, in cucina, affermando che lui alla Buvette non ci mangia.

Quando mia madre ha servito il secondo, mio zio ha chiesto a tutti di fare il sacrificio di ridurci le porzioni. Mio nonno s’è ingoiato la coscia intera con l’osso e anche il piatto del Buon Ricordo prima che lo zio riuscisse a finire la frase, perché aveva già capito dove andava a parare. Io, pur di mangiare tutta la mia porzione d’arrosto, ho barattato la riduzione tette di due taglie entro fine gennaio. A fine cena mia madre ha aperto i dolcetti che ci ha mandato la zia sarda. «E questi da dove arrivano?» ha domandato lui con aria torva. «Dalla zia Flora!». «Richiudili subito e rispediscili alla zia domattina». «E perché?». «Perché non devi accettare regali nell’ambito del tuo ruolo istituzionale!». «E io che ruolo istituzionale ho?». «Sei capotavola!». Mia madre ha richiuso il pacco e come dessert abbiamo mangiato delle prugne secche biologiche che coltiva un nipote di Casaleggio, controllando il grado di maturazione via webcam. Finita la cena, mio fratello ha aperto il portafogli per darmi cinquanta euro, ma mio zio l’ha subito fermato. «Che stai facendo?». «Sto dando la mia parte del regalo per i miei genitori a Selvaggia». Allora lo zio mi ha guardata con un’aria nauseata e ha detto: «Non sei più mia nipote se non rifiuti il rimborso!». A quel punto io mi sono fatta cogliere da un forte senso di colpa e non ho accettato.

Mio zio però ha cercato anche di essere simpatico. Mentre mia madre girava l’arrosto, mi ha chiesto se mi sono fidanzata. Gli ho spiegato che ho due pretendenti che mi piacciono parecchio. Allora ha preteso di avere il curriculum di entrambi e l’ha messo online per far decidere al Movimento. Il Movimento, mezz’ora dopo, ha optato per Giovanni con la seguente motivazione pubblicata da Beppe Grillo tramite post su Facebook: «Il Movimento ha deciso che Giovanni è più idoneo al fidanzamento, perché ha più followers su twitter». Il problema è che il giorno dopo Giovanni si è dovuto togliere da twitter perché i grillini che gli preferivano Francesco hanno messo una sua foto su facebook e lo hanno insultato fino a Capodanno.

Durante la tombolata, né il cartellone né le cartelle potevano essere tenute da un solo elemento della famiglia, ma dovevano seguire la politica grillina della rotazione, per cui a ogni estrazione numero, si metteva la lenticchia e si passava la cartella al parente seduto a destra. Mio nonno, che ha l’Alzheimer galoppante, nel passarmi la cartella ha fatto cadere tutte le lenticchie. Quando mi ha chiesto: «Ridici i numeri che sono usciti al nonno?», lo zio s’è alzato sulla sedia e ha gridato: «Cosa state confabulando voi due? State inciuciando?». Mio nonno allora ha risposto che lo stavo solo aiutando. Non l’avesse mai fatto. Mio zio l’ha espulso immediatamente, per cui il povero nonno ha passato il resto della serata in giardino, in mezzo alla neve, con mio zio che ha chiuso la porta sentenziando: «Basta alleanze, basta coi vecchi tromboni, fuori!».

A mezzanotte meno un quarto s’è piazzato davanti alla porta di casa impedendo a madri, nonne, suocere e nipotini di andare alla messa di mezzanotte con la seguente motivazione: la Santa Messa la vediamo tutti assieme in streaming. Il risultato è stato che tutta la famiglia s’è radunata in silenzio attorno al suo computer col salvaschermo di Casaleggio vestito da Babbo Natale. A mezzanotte e venticinque, finita la funzione, lo zio grillino ha spento il computer, ha smontato la webcam dall’albero, s’è infilato il cappotto e ha detto: «E ora andate tutti affanculo! Buonanotte».

Brocchi e Gattuso: e le prove?

Come faceva notare oggi l’amico Valerio Palmieri su facebook, questa storia di Gattuso e Brocchi indagati e sbattuti in prima pagina per l’inchiesta calcioscommesse, fa riflettere su parecchie cose. Secondo l’analisi dei tabulati, Brocchi e Gattuso hanno parlato al telefono con un tizio losco dedito alle scommesse, ma non si sa cosa si siano detti. Certo, hanno comunicato proprio nelle date in cui si sono giocate alcune partite, ma se davvero il tizio chiedeva maglie o biglietti come ha detto Brocchi, mi pare abbastanza normale. E comunque, anche se fossero colpevoli, mi pare che al momento, a meno che chi indaga non ometta qualcosa di fondamentale, non è che non ci sia una prova regina. Non c’è neanche una prova operaia. Dovessero indagare tutti i calciatori che hanno rapporti con gente losca, mi sa che dovremmo adibire gli stadi a carceri, visto che notoriamente i calciatori sono circondati da gente ambigua per i più svariati motivi. Questo però non vuol dire che siano in affari con loro. Una cosa è certa: spero che alla fine l’indagine su Gattuso e Brocchi non si riveli fuffa, perchè se sono stati sputtanati così, aggratis, c’è da scommettere sì. Ma su chi sarà il prossimo a cui tocca la gogna pubblica per aver mandato qualche sms alla persona sbagliata. Io per esempio ne ho mandato qualcuno a Corona la sera prima che scappasse in Portogallo. Potevo finire indagata per favoreggiamento, chissà, o comunque sputtanata sulla fiducia. E ricordiamolo: tra la gogna e l’eventuale assoluzione, passa un sacco di tempo, tempo in cui l’ombra e la vergogna, alla fine, non te li risarcisce nessuna sentenza.

Beata ingenuità

Scena memorabile. Ieri sono con Leon a X Factor. Nella zona guardaroba incontro una ragazza che lavora li’ in compagnia di un’amica. Leon e’ più avanti con un’amichetta. Mi vede salutare la ragazza. Poi torna da me e mi fa: mamma, sai che quella che stava con la tua amica, ha detto che sei bella? E io: ma dai, ha detto così? E lui, candido: si’ si’, quando e’ passata davanti a me le ha detto: belle amiche che hai!

Juventus – Udinese: piccoli buzzurri crescono

La storia della Juve che si becca 5000 euro di multa per i “Merda” urlati da bambini dai dodici anni in giù al portiere dell’Udinese è davvero pietosa.
Non so se sono più schifata dai ragazzini, dai padri che li hanno tirati su, della Juventus che intende andare avanti con questa simpatica iniziativa o dai vari Malagò che minimizzano l’accaduto invitando a non perdere di vista il lato bello della faccenda. Non c’è proprio niente di bello e non è un fatto “increscioso”, come ha detto il club bianconero. E’ un fatto schifoso, che racconta un bel po’ di cose.

La prima è il come molti padri avvicinano al tifo i propri figli, in un’età in cui i padri sono un modello e gli eroi che i figli scimmiottano. Eroi troppo spesso ben poco eroici, ahimè. Padri che anzichè raccontare ai bambini il lato bello dello sport, la passione, le storie, il sacrificio e pure il tifo appassionato e sfegatato che fa tornare quei papà un po’ bambini e che alle volte è l’unico punto di contatto con i figli di quell’età, vomitano insulti. Insegnano che il tifo è merda urlato allo stadio e che la curva è il posto in cui i maschi fanno i maschi idioti ma non fanno le solite cretinate tipo la gara a chi piscia più lontano, fanno la gara a chi piscia di più in faccia all’avversario. Questa è la complicità che quei padri hanno con i propri figli.

La Juve e Malagò fanno male a sdrammatizzare. Se vogliono uno sport pulito, un calcio in cui non ci si aspetta fuori dallo stadio con le spranghe e non si invita il Vesuvio a eruttare o il negro a tornare nel suo paese, dovrebbero confidare nelle nuove generazioni, visto che le vecchie hanno già abbondantemente deluso. Altro che “ripeteremo l’esperienza”, “guardiamo il lato bello”. Questi piccoli buzzurri devono imparare che la violenza, anche quella verbale, con lo sport non c’entra niente. Che la parolaccia ti può scappare nel salotto di casa tua, ma che allo stadio si è persone civili. Bambini civili. Io domenica prossima questi piccoli buzzurri, li farei sì entrare allo stadio. Ma a fine partita. A raccogliere bottiglie, carta, mozziconi di sigarette e schifezze varie. I 5000 euro di multa sono acqua fresca. I merda urlati da bambini neanche adolescenti, sono acqua torbidissima.