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Che ci importa del mondo

Quando mi hanno regalato un computer, un po’ di anni fa, c’era un blog che non si chiamava blog. Era il “Mumble mumble” di Jovanotti. Lorenzo, lì, raccontava la sua vita a Cortona, le avventure del suo cane Pinocchio, il pancione di Francesca che cresceva. Piccole storie di vita quotidiana, a cui mi ero appassionata. Desiderai un blog all’istante. Qualche tempo dopo, il mio amico Claudio (che conobbi proprio grazie al Forum di Jovanotti), nel giorno del mio compleanno, mi regalò un blog. Accesi il computer e me lo trovai davanti, intonso e rosa confetto. Ho cominciato a scrivere lì, e non mi sono più fermata. Quattordici anni dopo, la copertina del mio libro la fa Sergio Pappalettera, che a Jovanotti, Battiato e molti altri, di copertine ne ha create parecchie. E la copertina del mio romanzo mi piace un sacco. Un bambino, un campo di grano, dei vecchi televisori. Cosa vuol dire, lo scoprirete presto (dal 2 aprile). Grazie Sergio, grazie Rizzoli.

 

Comments

Massimo Stanco
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La copertina promette bene. L’unica cosa discordante dal tuo essere è la calma che emana l’immagine. Ma potrebbe essere la quiete con dentro la tempesta.

In Bocca al Lupo

barbara
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guarda che la copertina è veramente bella; chi come me ti segue dai tempi di Pensatoio sa che tu le aspettative non le deludi mai, semmai le superi!
ciao

Mara
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Ciao S, sono andata fino a Milano per cercare il tuo libro, in Canton Ticino era introvabile. Curiosa come una scimmia, mi addentro nel mondo di Viola. Con stima m.

Giuseppe
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Rizzoli Ambrosi…Rizzoli e non Mondadori!!!

Francesca
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Capita alle volte di ritrovarsi tra le mani il libro giusto al momento giusto. E’ un evento tanto raro, quanto fortunato. Della serie non è impossibile, eppure ci vorrebbe un miracolo. La maggior parte delle volte, infatti, almeno a me, è capitato di aver bisogno di un libro (per ridere, piangere, semplicemente distrarmi) e non averlo, come mi è capitato di ritrovarmi tra le mani un libro e dopo qualche pagina essermi ritrovata ad esclamare “questo mi ci sarebbe voluto quella volta che…” per poi leggermi la storia con quel sorrisino che si fa quando una cosa si va bene, ma è arrivata troppo tardi (il classico meglio tardi che mai, come la vita insegna, va bene in rarissimi casi, altrimenti lascia l’amaro in bocca).

Bene, a me il miracolo è toccato. Perchè esattamente un mese fa, Lucrezia, per il mio compleanno, mi ha regalato il libro (credo di esordio) di Selvaggia Lucarelli (autrice la quale, sinceramente, prima di allora non era che l’autrice di qualche pezzo che la stessa Lucrezia, nel corso di un anno di amicizia, mi aveva inoltrato) dimostrando ancora una volta che i sei mesi di Erasmus, insieme, ci hanno reso tanto amiche quanto basta a capire a una cosa serva all’altra (ogni tanto, Lucre, una sviolinata te la meriti).

Non ho cominciato subito il libro, un po’ perchè stavo leggendo Il quadro mai dipinto di Bisotti (che per quanto mi stesse deludendo mi ostinavo a continuare) un po’ perchè si sa, per leggere ci vuole tempo, e quel tempo non era che non ce l’avessi, semplicemente lo impiegavo facendo altre cose. Alla fine il 9 giugno ho preso – dopo mesi – un treno, per andare a fare un colloquio a Milano (nemmeno a farlo apposta, città dove il libro della Lucarelli è ambientato) e mi sono ritrovata con un sacco di ore per leggere. Ho lasciato a casa Bisotti, e mi sono scelta come compagna di viaggio Selvaggia.

Che dire? Il libro è indubbiamente brillante. L’autrice racconta cose di cui siamo tutte (sì, sto parlando alle donne) consapevoli, ma che ci neghiamo continuamente, o che peggio, realizziamo ma andiamo avanti come nulla fosse. Selvaggia è una donna che parla alle donne, e ovviamente nel testo qualcosa di autobiografico c’è. Ma lasciando perdere quello che di autobiografico c’è nel libro, nelle pagine di Che ci importa del mondo ci si può ritrovare chiunque. Una qualsiasi donna che è rimasta lì, come una fessa, davanti a un armadio pieno di vestiti senza aver niente da mettere. Una donna che prima di uscire ha controllato che sulle gambe non ci fosse nemmeno un pelo malefico rimasto per sbaglio post ceretta. Una donna che alle volte è stata giudicata prima per il suo aspetto estriore che per quello che è davvero. Una donna dalla quale qualcuno si è aspettato che fosse una stupida, e invece una stupida non lo è. Una donna che fa la screenshot alle conversazioni con “lui” e lo manda alle amiche, non per spettegolare, ma perchè è tremendamente insicura. Una donna che quando vede “sta scrivendo…” sullo schermo di Whatsapp ci costruisce mille castelli di sabbia. Una donna che almeno una volta nella vita si è innamorata della persona sbagliata, e per sbagliata non intendo perchè la storia alla fine è finita; sbagliata perchè quando la storia è finita l’ha devastata piscologicamente e fisicamente. Una donna che si è accontentata delle briciole, quando un pasto completo le spettava di diritto.
E cito questi esempi perchè ho 24 anni e sono neolaureata; quindi non posso sapere com’è avere un figlio o lavorare. Però nelle situazioni che ho sopra scritto mi ci sono trovata. In tutte. E vederle scritte nero su bianco da Selvaggia non è solo stato divertente ( l’autoironia, sagace, di questa donna è incredibile) ma anche confortante. Perchè sì, siamo tutte uguali. Siamo tutte sulla stessa barca, che alle volte può sembrare una zattera in mare aperto, altre il Titanic. Ma ci stiamo tutte sopra, e in un modo o in un altro, continuiamo a navigare cercando la nostra isola.

La protagonista, Viola, racconta anche di aneddoti con uomini passati: primi appuntamenti, conversazioni sul telefono, e l’utilizzo del benedetto Whatsapp. Mi ha fatto ridere, un po’ di gusto, un po’ con rassegnazione, vedere che i problemi delle donne di quasi quarant’anni sono gli stessi che incontriamo noi donne a venti: decifrare smiles, capire quando e se mandare un messaggio, leggere e rileggere quelli ricevuti, analizzarli pure, e poi la fatidica domanda: ma a parte il whatsappino, che si fa? Mi ha fatto ridere pensare che questo ci accomuna tutte (mi sono anche chiesta come vivano gli uomi il fenomeno “whatsapp”, se anche loro controllano l’ultimo accesso della fidanzata o i tempi di risposta, ma questa è un’altra storia…) e mi ha fatto piacere che qualcuno, ovvero Selvaggia, abbia avuto il coraggio di dire come stanno le cose nel mondo femminile. Uomoni, anche la più sicura di noi, quando trova una persona che le piace, diventa vulnerabile. Paranoie, paranoie su paranoie, e non immaginate quante!

Il libro comunque ha una trama che non sto a spiegare ora, ma che non è assolutamente banale: vengono affrontate tematiche importanti, come la vita del genitore single, che non credo sia facile; e poi si ha nell’ultima parte un risvolto narrativo, dovuto un colpo di scena tutt’altro che sereno, che fa diventare il testo, da leggero e divertente, a struggente – a tratti – e malinconico.

Il finale, purtroppo, non mi è piaciuto. O meglio, sì, mi è piaciuto. Ma troppo veloce. Perchè in questo libro si parla di amore, uno di quegli amori che manco Nicholas Sparks a tratti. Ma diciamocelo, nella vita vera, quella reale, ci vuole più di due uscite per dire ti amo, e ci vogliono più di due mesi per stravolgere la propria vita per un’altra persona…. O forse mi sbaglio. Ci sta che quando incontri l’incastro perfetto sia davvero così. Ma l’incastro di Viola è da Mulino Bianco. E il tutto nel giro di poche pagine, che sono poche settimane. So che proprio in questo libro si dice che in amore non si aspetta, ma si vive… però un passo alla volta. La vita mica è lo scatto dei 100 m, è la maratona ( ci si augura).

Questa mia critica al finale però forse è frutto dei miei ultimi mesi (tanti!) da single…. poi magari chissà, arriva Vasco, e dovrò dire che sono stata travolta (e fortunata) come Viola. la realtà è che però il libro merita. Lo consiglio a chiunque abbia del fegato per saper ridere di sè, a chi è pronto a una bella autocritica, e a chi se la sente di leggere le cose come stanno, senza troppi se e troppi ma. Insomma, per chi se la sente davvero di dire, che ci importa del mondo!

Brava Selvaggia, se arrivo a scrivere come te, smetto.

pinella
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Ciao Selvaggia, sto leggendo il tuo libro (in leggero ritardo…) oltre a dirti che lo trovo stupendo ci tenevo a dirti anche che ho pianto per le risate (hai un figlio super) e ho pianto anche per i momenti in cui sentivo tutto il dolore che prova Viola.
Ti ho conosciuta a Cominciamo bene estate e poi non ti ho più seguita ma adesso non mi scappi

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