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Veronica Lario vs Alfonso Signorini

Partiamo da un presupposto: Veronica Lario mi è simpatica, Alfonso Signorini decisamente meno. E lo premetto perché la dietrologia da bar è lo sport nazionale e non ho alcuna voglia di passare per tifosa di Alfonsina la pazza (cit. Dagospia). E però, con sommo dispiacere, nella vivace diatriba sulle foto pubblicate da “Chi” in cui si documenta con impietosa bastardaggine il sovrappeso della signora Lario con conseguente reazione piccata di lei, mi tocca dar ragione ad Alfonso. Sia chiaro. Certo che Signorini deve aver goduto parecchio, quando si è trovato davanti un bel servizio fotografico in cui risultava inequivocabile il fatto che dei 47 mila euro al giorno di alimenti la Lario non butta via niente. Certo che se gli arrivassero sulla scrivania le foto di Marina Berlusconi con le culotte de cheval o della Pascale con gli avvallamenti post-nubifragio sulle cosce, darebbe ordine di ripulire l’ufficio col napalm. Ma parliamoci chiaramente, tutti i direttori di tutte le riviste di gossip e non solo, hanno amici, amiche, padroni, equilibri, compromessi e in alcuni casi anche parenti con cui fare i conti. E molti di questi compromessi sono di natura politica, non nascondiamoci dietro a un dito. Al limite, dietro un pareo, se non vogliamo mostrare al mondo la nostra cellulite. E che il giornale di Signorini sia da sempre un trionfo di omaggi e lisciate e ripicche e piccoli e grandi regolamenti di conti, oltre che del semplice, banale gossip, non mi pare una gran novità. Così come non mi pare una novità nella storia del gossip mondiale, il fatto che la foto del personaggio imbruttito, ingrassato, invecchiato, cellulitico, drogato, ubriaco o denudato, faccia gola a chiunque abbia a che fare con quello spauracchio denominato “invenduto”.

Queste benedette foto della Lario non erano neppure così crudeli, a dirla tutta. Un paio di anni fa Novella 2000 pubblicò un servizio fotografico della signora in costume a Formentera e onestamente mi sembrarono ben più impietose quelle foto lì. Novella però non è un giornale vicino a Berlusconi e nessuno, per prima la signora Lario, parlò di macchina del fango. Nessuno ci vide chissà quali manovre per screditare la signora, per toglierle dignità o privarla del sacrosanto diritto di invecchiare come le pare e piace. Nessuno, né le Aspesi, né l’agguerrito stuolo di giornaliste militanti così attente alle questioni femminili, s’è mai indignato per le foto (terribili) della Merkel in costume a Ischia in cui il premier tedesco non pareva proprio la Bundchen sulla copertina di Sport Illustrated, delle celluliti della Santanchè, delle Fornero, della signora Prodi. Nessuno, s’è mai indignato per le panze di Grillo in Sardegna, di Berlusconi in Kenya, di Renzi all’isola del Giglio in cui sembrava che gli ottanta euro li avesse spesi cinque minuti prima al Burger King. Perciò io voglio dire una cosa alla signora Lario. Rompere la sua proverbiale (e apprezzabile) riservatezza per difendersi da qualche innocua foto in cui si documentano i suoi cinque chili di troppo (anche quando è evidente che il direttore non le ha riservato le stesse attenzioni che alla Pascale) , è un segno di debolezza. E’ il segno che questo legittimo diritto che lei rivendica -quello di invecchiare come le pare- non è vissuto con quella cosa che tutte le donne non dovrebbero mai perdere, quando cominciano a perdere di elasticità: l’autoironia. La leggerezza, anche quando tanto leggere non lo si è più. Signora Lario, è quando il sedere si abbassa, che l’umore va tenuto alto. Di fronte a quattro scemenze su quanto si sia allargato il suo girovita, poteva rispondere “Con l’età a me si allargano i fianchi e a Signorini s’allunga la lingua, ognuno hai i suoi crucci”. E i suoi argomenti, se lo lasci dire, sono stati deboli. E’ vero che il suo ex marito controlla i giornali di sua proprietà, ma anche lei ha i suoi giornali e giornalisti amici. Non è esattamente una donna sola nell’infernale macchina dell’informazione. I quotidiani le pubblicherebbero anche l’agenda dei suoi massaggi linfodrenanti, se solo lo chiedesse. E poi suvvia, sostenere che lei non sia un personaggio pubblico è fantascienza. L’unico elemento della famiglia Berlusconi che non ha scelto di diventare un personaggio pubblico è Dudù e tra un po’ fonderà un partito pure lui. E poi insomma, diciamola tutta signora Lario. A nessuno piace finire sui giornali fuori forma, senza trucco, senza un vestito decente, ma invecchiare sereni, anzi, campare sereni, vuol dire fregarsene, non rivendicare il diritto di non apparire su un giornale se non al meglio della propria forma fisica. Perché di sue foto ne sono uscite decine, centinaia negli ultimi anni e non mi risulta che la reazione sia stata così piccata. Molte sue foto, negli anni, sono state anche generosamente ritoccate e non mi pare che lei abbia chiesto di risparmiarle photoshop per poter esercitare il diritto di invecchiare con onestà e liberamente. Anche la sua reazione nei confronti dei consigli del chirurgo su “Chi” mi pare spropositata. Sicura che dal chirurgo lei proprio non ci abbia mai messo piede? Sicura che due scemenze su come evitare di metter su pancia dopo i cinquanta siano un pessimo esempio per le sedicenni? Non è che magari è un esempio peggiore per le sedicenni una copertina di Vanity Fair in cui sua figlia Barbara sembra Miranda Kerr anziché la ragazza carina e un po’ paffuta che tutti conosciamo?

Lei mi piace signora Lario. E mi piace molto. Ma mi dia retta: non scopra il fianco in questo modo. E non perché il fianco non è più quello dei vent’anni, ma perché l’ironia, non il livore, è il modo migliore per invecchiare sereni. E per liquidare chi pensa di farle un dispetto pubblicando le sue foto peggiori. Detto questo, smetta di occuparsi della macchina del fango, si faccia due fanghi Guam e sorrida, che io ci metterei la firma ad arrivare ai sessanta col suo girovita.

(da Libero)

Comments

Antonio
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Manco sulle virgole sono d’accordo. Poi liquidare come “due scemenze” le parole del chirurgo, beh, che dire…

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