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Ancora sulla ex Jugoslavia

E’ una delle più belle mail che abbia mai ricevuto. E’ di un insegnante di 28 anni e parla della sua storia, della ex Jugoslavia e di nazionalismo. Anzi. Di nazionalismi. Letta qui a Mostar, in cui mi trovo da ieri, e’ stata una lettura importante e indimenticabile. Ma sono sicura che lo sarà anche per voi. 

Cara Selvaggia,
ti do del tu anche se non ci conosciamo, perché sono davvero tanti, ma tanti, anni che ti seguo e l’impressione è ormai appunto proprio quella di conoscerti. Il tuo blog, o meglio la tua grande ironia, l’acume, l’intelligenza ed il tuo senso dell’umorismo mi hanno tenuto tanta compagnia negli anni passati, come anche tutt’ora e continueranno sicuramente anche in futuro perché grazie a queste tue qualità sei riuscita a conquistarti la mia stima e sei una delle pochissime persone dello spettacolo – se così si può dire – che ammiro con sincerità.
Detto questo, che non vorrei sembrasse una sviolinata ma sono davvero complimenti sinceri che penso, ho deciso di scriverti per la prima volta perché sono rimasto colpito dalle tue considerazioni sul Montenegro e sulla Dalmazia. In questo caso non è stata la tua qualità di scrittrice ad interessarmi, ma proprio il contenuto. Io stesso vengo da quel paese che non esiste più, la Jugoslavia, più precisamente dalla Bosnia-Erzegovina, un paese che ancora oggi di fatto esiste solo sulle cartine geografiche. Sono nato nel 1986, da genitori in parte croato-bosniaci e in parte serbo-bosniaci. In una famiglia come la mia, che ha scelto l’ateismo per evitare di dover crescere i figli nella fede cattolica piuttosto che ortodossa, il nazionalismo è un concetto da sempre detestato. Per questo motivo ho condiviso le tue parole, come quelle della comunità internazionale, contro Slobodan Milosevic ed il nazionalismo serbo. Ho una prozia belgradese che – sessantenne emancipata – partecipava alle proteste contro di lui durante gli anni ’90. Tuttavia, se la Jugoslavia non c’è più e se gli scaffali in Montenegro erano vuoti, così come nelle altre cinque repubbliche socialiste della Federazione, la colpa non si può superficialmente ed ingiustamente attribuire solo a quell’uomo e al nazionalismo da lui rappresentato. 
I miei nonni materni erano pure ‘misti’: lui serbo-bosniaco ortodosso, lei croato-bosniaca cattolica. All’inizio degli anni ’70 comprarono una casa di vacanza al mare, vicino a Sibenik, dopo aver venduto quella che avevano in Montenegro vicino a Budva. Mia madre e mia zia hanno passato parte dell’infanzia e l’adolescenza in quella casa e io stesso ho imparato a nuotare in quel mare. Nel maggio del 1991, pochi mesi prima che tu venissi a fare la tua vacanza con i tuoi genitori, io avevo appena compiuto cinque anni e mi trovavo in quella casa con la mia bisnonna, croata, che di anni ne aveva ottantatré. Solo noi due. Ci hanno bussato alla porta cinque giovani uomini, vestiti di nero, con la barba e la scacchiera croata sulle braccia. Ci hanno detto che se non avessimo abbandonato la casa nell’arco di ventiquattro ore, saremmo volati in aria assieme a lei. La causa? La nazionalità serba di mio nonno materno. Erano figli e mariti di vicini di casa.
La mia bisnonna croata ottantatreenne ha preparato le valigie e ha lasciato a malincuore la sua casa e la terra che considerava sua. La mattina dopo siamo partiti con l’areo – per lei fu la prima ed ultima volta nella vita – da Spalato a Belgrado, per salvarci. Quando, un anno dopo, la guerra fra croati, serbi e musulmani è iniziata anche in Bosnia, ha cominciato a dare segni di cedimento psicologico, nonostante avesse vissuto già le due guerre mondiali. Ma lì era facile: il nemico era uno. Stavolta eravamo tutti nemici fra noi di noi. Durante la guerra in Bosnia mio nonno paterno è stato rinchiuso diverse volte nelle carceri di Tuzla e picchiato dalle forze bosniaco-musulmane che controllavano la città. Era l’unico dottore, per altro ginecologo, della cittadina in cui vivevamo ed ha persino fatto nascere alcuni dei bambini che venti o trent’anni dopo lo hanno riempito di botte, facendogli perdere la vista da un occhio e venirgli un tumore al cervello, unicamente a causa della sua etnia.
Non pretendo naturalmente una tua risposta. Mi ha fatto molto piacere leggere che in questi anni tu ti sia informata su questo conflitto nel cuore dell’Europa, perché la Jugoslavia non era certo un paese ai confini dell’Europa come possono essere considerati la Russia di Putin o la Turchia di Erdogan, e per questo ho pensato che potesse farti piacere un informazione in più. Di storie come la mia penso che siano pieni i paesi eredi di quello stato molto particolare, d’altronde si parla di una guerra, o una serie di guerre, che hanno fatto circa duecentomila morti in un paese che contava ventitré milioni di abitanti. 
Mi auguro però di essere riuscito a farti riflettere per i dieci minuti che ci vogliono a leggere questa mail sul fatto che di nazionalismi, come di morti, ce ne sono stati davvero tanti in Jugoslavia. I cecchini serbi assediavano Sarajevo, dove però i morti furono per metà serbi e oggi non ve ne abitano praticamente più. I serbi hanno ucciso i musulmani di Srebrenica. Ma Mostar è stata assediata dai croati, e sempre i croati hanno fatto pulizia etnica nei confronti dei serbi che vivevano in Croazia (circa duecentomila persone sono state costrette a lasciare il proprio paese nell’agosto 1995), e i musulmani stessi si sono macchiati di numerosi crimini contro le altre due nazionalità della Bosnia. Si tratta di un paese socialista che è stato distrutto da sei nazionalismi diversi. Che poi tra questi quello serbo, quello croato e quello bosniaco-musulmano fossero i più accesi è vero, come è anche vero che passeggiando a Spalato e Zagabria la colpa è dei serbi, per le strade di Belgrado e Novi Sad dei croati, mentre a Sarajevo e Mostar di serbi e croati. Sono tutte verità, vanno semplicemente unite.
Penso che l’Italia e gli stati dell’ex Jugoslavia – in particolare Bosnia, Serbia, Croazia e Montenegro – abbiano molte affinità tra loro, in particolare a livello di mentalità, e lo dico da buon conoscitore di entrambe le realtà. Oggi vivo a Lugano, insegno storia e lettere e ai miei allievi cerco sempre di insegnare l’importanza dell’impegno, dello studio, del rispetto, dell’apertura e della tolleranza, ma anche dell’ironia e dell’autoironia, anche grazie a te. Spero di non averti annoiato con la mia storia, ma non ho potuto davvero non scriverti leggendo quel tuo bell’intervento che mi è sembrato però storicamente davvero inesatto. Il nazionalismo è sbagliato – e nel caso jugoslavo, pericoloso – sempre, non solo quello serbo.
Ti auguro una felice continuazione di vacanza e spero di poter continuare a leggerti come blogger, giornalista e ormai scrittrice ancora a lungo!
Carissimi saluti da Lugano
D.

Comments

alberto
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Bella lettera, davvero. E concordo sul fatto che il nazionalismo è sempre sbagliato e, aggiungerei, stupido. Così come per la religione, dovremmo riflettere sul fatto che se fossimo nati in un altro posto magari saremmo stati anche noi serbi o croati, razzisti sudafricani o profughi sudanesi, ebrei o buddisti, nè più nè meno come potremmo essere biondi, grassi, donne, gay….. Sacrosanto essere fieri di quello che si è “diventati”, cioè di come siamo cresciuti e di come ci siamo formati (studio, esperienze etc…) ma senza dimenticare mai che non partiamo tutti dalla stessa culla. alberto

Alice
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Grazie per aver pubblicato questa lettera.

Anna
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mi sono commossa.
quest’estate l’ho trascorsa in Croazia, Hvar.
Ho conosciuto un gelataio sulla 65ina macedone.
Non dimenticherò mai i suoi occhi… ricchi, pieni di vita vissuta e dolorosa.
ogni giorno andavamo a gustarci uno dei suoi gelati, e lui con un sorriso timido e un italiano imparato dai turisti, il giorno prima che ce ne andassimo ci disse, <>.
<> da chi non ne ha mai avuta e solo ora in tarda età passa le sue serate in veranda guardando il suo mare.

Clara
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Cara Selvaggia, sono una nonna di 70 anni.Mi piaci molto. L’ultima volta che ti ho scritto l’ho fatto per ringraziarti di averci parlato dei tuoi ricordi sul viaggio fatto da adolescente con i tuoi genitori nella ex Jugoslavia. Ti ringrazio anche adesso perché ci hai fatto partecipi della e-mail dell’insegnante di 28 anni. Mi ha scavato nel cuore. E’ vero il malinteso senso del nazionalismo ed il malinteso senso della religiosità fanno riempire le anime di supponenza, estremismo, cattiveria per poi sfociare in malvagità e ferocia. Con grande stima

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