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La Petra e il suo cellulare

Benvenuti ad una nuova puntata dell’avvincente serie “La Petra e il suo cellulare”.

Riassunto delle precedenti puntate: la mia amica Petra, convinta di poter tener testa alla tecnologia, 20 anni fa si decide ad acquistare un cellulare. Del resto, e’ stata testimonial Tim su quella minchia di barca a vela con le altre due gnocche e quindi questa e’ materia sua, e’ l’inizio di un amore felice e duraturo, penserete voi. E invece, colpo di scena. Petra si applica, si impegna, prova a coltivare questo amore, dice spesso “cambierò” ma tra lei e il cellulare proprio non funziona.

Non vi sto a riassumete l’estenuante via crucis vissuta in questi anni di amicizia con lei, ma come già spiegato in passato, sappiate solo che farle una telefonata prevede una di queste possibilità e null’altro:

a) il telefono squilla a vuoto e sei ore dopo ti chiama dicendo che aveva il telefono scarico poi il figlio ha dato fuoco al comò e allora sono arrivati i pompieri e uno di loro intanto ha comprato la sua affettatrice per mortadella usata due volte e nel mentre registrava due puntate in radio e intervistava Mika.

B) risponde, ma dopo tre secondi di conversazione la deriva dei continenti provoca l’apertura di una faglia in viale zara, lei ci precipita dentro e cade la linea per le successive 24 ore.

C) stai per partorire un bel maschietto e la chiami per avvisarla. Il telefono e’ staccato. Quando arriva l’sms “l’utente è di nuovo disponibile” tuo figlio e’ al secondo divorzio.

D) se nelle chiamate manifesta lacune e latitanze, su whatsapp ha dei guizzi sorprendenti. Consumatrice compulsiva di emoticon, i suoi messaggi sono graffiti 2.0. Che so, ti deve dire: a che ora a cena domani sera!? E ti arriva un orologio a cucù, una pizza Margherita e il cielo stellato. Che finché il graffito e’ questo va pure bene. Capita però che ti mandi due mani giunte, un cerotto, una casetta col fumo dal comignolo, un pesce e una katana e tu dopo aver chiesto un parere a un traduttore, un semiologo, un esperto del linguaggio dei segni, uno psicologo e a Giorgio Mastrota, la chiami e le fai: scusa ma che volevi dire con la preghiera, il cerotto, la casa, la spigola e la katana? E lei tutta stizzita: ma come, non hai capito? Scusa ma non mi sento bene, ti va un sushi a casa mia?

Ecco, Petra e’ più o meno così. Però stasera si e’ superata. Stasera mi ha scritto dalla Sicilia su whatsapp. Io ho cominciato un simpatico botta e risposta. Poi mi cade l’occhio sulla sua foto profilo su whatsapp. Che cosa diavolo e’? La apro. Non capisco.

“Scusa Petra, che minchia di foto hai messo nel profilo?”.
“Chiuso per ferie”.
“Non su fb!”
“Ah la mia foto!”
“Non su Twitter. Qui, su whatsapp!”

Tutto tace. Momenti lunghi una vita. Sta scrivendo…. Cancella. Sta scrivendo…. Siamo al momento della verità.
“Oh, giuro, non so come c’è finita ‘sta foto qui, e’ una macchia sul parquet sotto al letto, la devo mandare al vecchio proprietario della mia nuova casa”.

Ecco. Noi che mettiamo foto del nostro culo o i tramonti a Formentera, lei come foto profilo ha un materasso, due poster di Nick Kamen del 91 sotto al letto e una macchia sul parquet. Come non amarla.

Comments

luana
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Ciao selvaggia oggi è la prima volta che ti conosco e che leggo il tuo blog..
Sei bravissima specialmente xke quando racconti le vicende hanno sempre un qualcosa di ironia nn fai x nnt annoiare la gente complimenti… io vengo da Messina (sicilia) fattela una bella passeggiata da queste parti:) cmq la tua amica é uno spasso e allo stesso tempo ti fai una sudata x metterti in contatto cn lei ahahahahaa

marcela
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amo leggerti, mi fai morire dal ridere!

Diego
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Bah. A me la Petra sta simpatica.

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