Navigate / search

Per la serie “lavori usuranti” ecco quello che succede alle presentazioni dei libri

Se fate parte di quel due per cento di italiani che non ha ancora scritto un libro, sappiate che vi state privando di un’esperienza indimenticabile. No, non quella di vedere il vostro capolavoro nell’area libri al supermercato confinante con quella trapani e millechiodi e neppure quella di attendere con trepidazione i nomi dei finalisti dello Strega perché voi, col vostro “Vi presento il mio cane”, covate la segreta speranza di dare del filo da torcere a Edoardo Nesi. L’emozione che vi perdete è quella di presentare il vostro libro in giro per l’Italia, perché credetemi, la presentazione di un libro è una delle esperienze più imprevedibili, avventurose e rocambolesche che vi possa capitare. Se credete stia esagerando come la Boschi con le spalline, qui di seguito troverete una lista di probabili accadimenti e personaggi in cui potreste inciampare nel caso vi attendesse un tour nelle librerie:

1) L’intervistatore che non ha letto il libro e non sa fingere. E’ una figura piuttosto comune in ogni tour di presentazioni che si rispetti. Solitamente si tratta di una conduttrice gnocca di una TV locale fidanzata col figlio dell’assessore alla cultura del paese o di un direttore artistico di qualunque cosa si presti ad avere una direzione artistica, dalla rassegna letteraria in pineta al torneo di calcetto saponato ai gonfiabili di Ostia. Il tizio in questione premetterà subito che il libro gli è piaciuto molto, sperando che la premessa sia un attacco sufficiente per dare il la a un monologo di un’ora e quindici dell’autore. Il problema è che lo scrittore medio è un introverso sociopatico o un narcisista patologico per cui entrambi annuiscono e attendono domande più specifiche e gratificanti. A quel punto il tizio ricorre alla domanda jolly “quanto c’è di autobiografico in questo libro?”, solo che magari il libro è una biografia di Napoleone Bonaparte, lo scrittore spiega educatamente di non essere Napoleone Bonaparte e allora l’intervistatore ormai nel panico chiede se sia stato difficile farlo sbottonare.

2) L’intervistatore che non ha letto il libro ma che finge bene.
È quasi sempre un amico dell’autore che aveva mille altre cose da fare ma che per gentilezza ha accettato di presentarvi il libro. Lo si riconosce subito poiché solitamente arriva con una mezz’ora di ritardo perché ha perso una coincidenza a Budrio, conquista affannato il microfono, posa sul tavolino una copia del libro palesemente intonsa e inizia la presentazione con un aneddoto sulla sua amicizia con lo scrittore o sullo scrittore stesso o su un prozio dello scrittore in modo che voi iniziate a cazzeggiare col pubblico e lui intanto possa fare quello che tutti gli intervistatori scaltri fanno: sfoglia il vostro libro mentre voi raccontate di quella volta in cui facevate il militare insieme e il capofanfara vi beccó mentre provavate a scappare da quelle due russe conosciute nella sala biliardo la sera prima. A quel punto l’intervistatore che avrà dato una sfogliata al libro, leggerà delle vostre frasi a casaccio chiedendovi spiegazioni o approfondimenti su qualunque minchiata abbiate scritto. La farsa regge splendidamente finché lui non vi domanda con aria compunta: “Cosa intendevi dire qui, quando affermi “finito di stampare a maggio del 2014?”.

3) L’intervistatore che ne sa più di voi. È quello che il libro l’ha letto, l’ha analizzato, l’ha studiato. Pure troppo. E infatti il problema è che ad ogni singolo passaggio attribuisce significati e retropensieri che voi non vi sognavate neanche. Che so. Voi state raccontando che la protagonista a un certo punto va al mare e lui vi interrompe affermando “beh, un chiaro riferimento all’esigenza di tornare nell’utero materno”. Voi rispondete : “no, un chiaro riferimento all’esigenza di farsi un bagno perché il romanzo e’ ambientato a Rimini ed è ferragosto”, ma lui non si dà per vinto e vi psicanalizza ogni paragrafo finché voi vi convincere di non aver capito una mazza del vostro romanzo e pur di non dover affrontare altre presentazioni vi mettete a fare il ghostwriter di Moccia.

4) il fan criptico. È quello che durante la firma copie aspetta il suo turno con aria sorniona e quando finalmente il suo turno arriva vi spiega che quel libro non è per lui ma per un’altra persona che si chiama Giovanna. Voi allora state per scrivere “A Giovanna, buona lettura” e lui vi blocca perché se non vi dispiace dovreste scrivere una frase precisa che vi suggerirà lui. La frase può essere “A Gibo, forza Lazio sempre” o “Sono li’ dove mi immagini ma non cercarmi se non accetti il rischio”. Morale: uno non sa se sta scrivendo un messaggio a una fidanzata all’estero o a un latitante nella locride, ma il tizio va via contento.

5) Lo scrittore locale. È quello a cui del tuo libro non frega una mazza ma aspetta paziente che tu abbia finito di autografare le tue copie perché lui vuole darti il suo, per cui dopo un’ora e trenta di presentazione, un’ora di firma copie e un aereo per Bari da prendere, lui vi intrattiene 45 minuti per chiedervi di intercedere col vostro editore perché pubblichi il suo libro tutorial sui nodi marinari. In alternativa, il signore non ha pubblicato nulla ma “cerco qualcuno che scriva la mia storia perché ce ne sarebbe da raccontare!”, voi gli spiegate che siete un cardiochirurgo e avete scritto un libro sulla prevenzione degli infarti, non un romanzo, e lui se ne va via sfanculandovi.

6) L’ascoltatore polemico. È quello che nel fatidico momento “qualcuno vuole far una domanda all’autore?” inizia a parlare senza che nessuno abbia fatto in tempo a passargli il microfono. Si tratta quasi sempre di un vecchietto incazzato col mondo che vi accuserà di essere filogovernativi poi dei pericolosi sovversivi poi degli schifosi revisionisti poi amichetti di Renzi poi di essere uno della cricca poi uno della casta poi uno dei Pooh e dopo aver raccontato di quella volta in cui incontró Craxi al bar, viene abbattuto dalla hostess di sala a colpi di microfono.

7) L’organizzatore incazzato. È quello che vi viene a prendere in stazione per portarvi nel chiostro francescano in cui si svolgerà la presentazione e nei 15 minuti di tragitto vi spiegherà dettagliatamente le sanguinose faide all’interno del comune, del tipo: “perché qui il sindaco è di forza Italia allora siccome il direttore di questa rassegna è il cugino della moglie di un assessore grillino, la sera in cui noi organizziamo gli eventi culturali ovviamente senza contributi, il comune alla stessa ora organizza nella piazza centrale un altro evento più grosso così la gente va lí”. Voi ascoltate annoiati pensando che il tizio soffra di manie di persecuzione e che figuriamoci se in un comune di mille abitanti ci possono essere faide politiche di questa portata, finché non scoprirete che ad assistere alla vostra presentazione c’è solo la tizia addetta alla birra alla spina e fuori c’è il manifesto: “Lady Gaga stasera in concerto a Catenanuova, piazza Marconi ore 21,00″.

8) Il dispensatore di souvenir. È colui che finita la vostra presentazione in un paesino dell’entroterra sardo, decide che non potete andar via di li’ senza una targa ricordo della serata col peso specifico di Giove, senza una pietra originale di un nuraghe sardo e senza il libro fotografico di 14517 pagine “Barbagia insolita” che per estensione in km quadrati è tre volte la Barbagia. Naturalmente ringrazierete commossi e il giorno della partenza lascerete i souvenir in camera. Mentre sarete ormai con un piede sul taxi per andare in aeroporto una cameriera affannata vi urlerà dall’ingresso “Dottoreeee avete dimenticato questi!”. Avrete una gran voglia di risponderle “Pezzo di cretina, secondo te uno può dare un’ultima occhiata alla camera e con accorgersi che sul letto c’è un masso basaltico?”, ma fingerete sbadatezza e come sempre, in aeroporto, pagherete trecento euro di supplemento bagaglio. Che poi è il vero motivo per cui gli scrittori fanno quasi tutti la fame. Colpa dei troppi souvenir, mica delle poche copie vendute.

Buone presentazioni a tutti!

Leave a comment

name*

email* (not published)

website