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E le abbiamo dato della pazza

Fermi tutti. Abbiamo la soluzione all’sms più criptico della storia di tutte le intercettazioni. Il famoso, mitologico sms di Sara Tommasi: “Se io mi devo kurare, tu piantala con cocaina, cani e mignotte!”. Ragazzi, al minuto 2:43 si sente distintamente l’abbaio di un cane. Escluderei solo il San Bernardo perchè è un culone inchiavabile.

Chi mi ama mi segua

Oggi alle ore 14.30 in diretta e in replica alle 21.30 su La3 (Sky, 143) e in streaming su La3tv.it a Glossip con Selvaggia Lucarelli si parlerà del caso Alessandra Amoroso (capricci, scortesia nei confronti dei fan e ripensamenti) con la partecipazione e interventi esclusivi dei fan.

Incontrare un giorno il suv di Lapo, a Milano

E fu così che quattro giorni dopo la faccenda del suv che blocca il tram e lo scampato linciaggio, colei che scrive, quel suv, se lo ritrovò davanti. Non è che riconoscerlo sia stata una gran fatica, visto che a fare shopping a due passi dal duomo con una jeep mimetica, potevano essere solo due personaggi: Lapo Elkann o il generale Schwarzkopf. E siccome il generale ha chiuso con le guerre da un po’ e del mimetico faceva un uso corretto (mimetizzarsi nel deserto o in conferenza stampa), l’unico indiziato è rimasto lui, Lapo, che di guerre ne tiene in piedi un bel po’, da quella fredda con le donne a quella nucleare coi congiuntivi e che con rara scaltrezza, utilizza il mimetico, non per confondersi ma per farsi notare. Per personalizzare mica una Vespa o il cinturino di un orologio, no, un suv. E per far sì che una semplice passante come me, in un tranquillo pomeriggio di shopping, intuisca al volo che quella jeep parcheggiata nell’area destinata al carico e scarico merci sia la sua, quella del tram e dei passanti che volevano mimetizzare anche i connotati di Lapo, sulla carrozzeria. Un modo astuto per brandizzare le boiate, oserei dire. La passante prova a trovargli un alibi, ma gli riesce difficile immaginare Lapo nell’atto di compiere una qualsiasi attività che preveda la fatica fisica, figuriamoci se se lo vede scaricare qualcosa. S’è pure inventato gli occhiali in carbonio, Lapo, per dover sopportare al massimo tre grammi di peso sulla testa cervello compreso, per cui no, le sfacchinate non sono cosa sua. La passante si avvicina al suv camouflage e sbircia l’interno. Altra sorpresa. Il sedile lato guidatore ha la cintura di sicurezza agganciata, pratica assai nota a chi non la indossa e la aggancia per zittire il bip molesto. Ora, visto che tra le categorie esentate dall’obbligo di indossare la cintura ci sono poliziotti e tassisti ma non i rampolli vagamente somiglianti al gatto Garfield in doppiopetto, viene il dubbio che Lapo usi commettere un’altra infrazione. Ma è un ipotesi, e se si vuole infierire sull’Elkann vermiglio c’è una tale rosa di certezze che limitarsi a ricamare su un presupposto, sarebbe un peccato mortale. Per esempio, la passante, se si interroga sulla vita di Lapo, non capisce molte cose. Intanto sui suoi cenni biografici. Per chi non lo sapesse, Lapo è un alpino, fatto che per uno che non è una cima, è già abbastanza paradossale. Poi si è laureato in relazioni internazionali e vabbè, Nicole Minetti è laureata con centodieci e lode e Madalina Ghenea studia fisica quantistica, per cui sorvoliamo. Il mistero più grosso riguarda il suo anno da assistente a Henry Kissinger, ovvero uno che nella sua esistenza ha avuto a che fare col Vietnam, la guerra fredda, il Watergate, Timor Est e la Realpolitik, per cui ora la domanda è: in cosa lo assisteva Lapo? Quali contributi di creatività avrà portato al buon Kissinger? Gli avrà suggerito di produrre una felpa con la scritta “Vietcong” per avvicinare il target reduci di guerra al prodotto Esercito degli Stati Uniti? Poi c’è il problema delle fisse. La prima è quella per l’italianità. Per l’orgoglio di essere italiano. Per la bandiera italiana. Che diciamocelo, esteticamente parlando è pure una mezza ciofeca ma lui la piazza dappertutto. Una roba che se Lapo fosse stato un contemporaneo di Garibaldi, l’avrebbe fatto sbarcare a Marsala con l’occhiale in carbonio. Solo che poi succede un fatto strano: il suo marchio lo chiama “Italia independent”, la sua factory creativa la chiama “Independent ideas” e la fonda il 4 luglio, che è la festa dell’indipendenza americana. Infine, che tu gli chieda che ora è o cosa ne pensi della manovra finanziaria, lui estrae dalle tasche due palline rosse contenenti i termini “brand” e “concept” e li ripete tre/quattro volte a casaccio. Cioè, è orgoglioso di essere italiano e l’italiano gli fa sostanzialmente schifo. Andateci sul sito di Italia Independent. L’introduzione recita così: “Italia Independent è un marchio di creatività e stile per “persone indipendenti” e trendsetter, la cui innovazione si basa nel coniugare fashion e design, fondere tradizione e innovazione e nel posizionarsi tra il designer wear e l’urban sport wear”. Cioè, quest’uomo non azzecca un congiuntivo dalla vittoria di Luna Rossa in Nuova Zelanda e poi parla di designer wear? L’altra fissa di Lapo è il carbonio. Io pagherei per sapere da dove gli arriva ‘sta fisima. Lui il carbonio lo deve mettere dappertutto, negli occhiali, nei caschi per la moto, nei jeans limited edition, nella sabbietta per il gatto e nel cappuccino la mattina. E il bello è che crede di convincerci a comprare le sue boiate al carbonio con i seguenti argomenti: “I jeans contenenti fibra di carbonio proteggono da scariche atmosferiche, campi elettrostatici ed emissioni elettromagnetiche.”. Qualcuno gli spiega che il suo target medio non è l’addetto alla manutenzione satelliti della base di Cape Canaveral, ma il trentenne fancazzista figlio di papà e che l’unica emissione elettromagnetica con cui ha a che fare è quella del pos che con una sola strisciata gli polverizza 1700 euro netti per gli occhiali di Lapo? Grazie. Poi c’è il capitolo casini e affini. Sta con Martina Stella, la lolita bionda più desiderata d’Italia, e viene fuori che le preferiva il trans Patrizia, all’anagrafe Donato Brocco. E tu dici vabbè, in fatti di gusti ognuno è independent. Uno può essere trendsetter e trans-setter, mica una cosa esclude l’altra, per carità. Poi va a vedere una partita degli NBA e con un intervento da bordo campo, riesce a influenzare una partita e far perdere i Raptors, che con quel nome poi mi auguro l’abbiano atteso fuori dal palazzetto per fargli testare la differenza tra la leggerezza del carbonio e la pesantezza di uno schiaffone assestato da un cestista mulatto altro 2 metri e venti. Poi la fidanzata/cugina che tu dici “Ma non erano solo i Forrester a incrociarsi tra di loro?” che posa con lui su tutti i red carpet del globo, da quello del Festival di Venezia a quello della sagra del fagiolo borlotto. E ci sarebbero anche le trovate degli occhiali in 3 D Italia Independent con effetto velluto, i mocassini scamosciati viola, gli utilissimi skateboard Independent e la casa di Lapo in zona ticinese coi Barbapapà giganti, ma mi fermerei qui, con una consapevolezza. Qualsiasi cosa faccia Lapo, ci sarà sempre una Anna Wintour di turno pronta a eleggerlo “Best dressed man”. Perchè sotto un certo reddito, se il tuo sport è inanellare boiate, ti rifilano la tessera premio “pirla senza speranza”. Ma sopra un certo reddito e con gli ascendenti giusti, quella tessera viene convertita automaticamente in carta speciale “simpatica canaglia”. E questa è la cifra di Lapo. Anzi, il suo concept.

Re per una notte

Sostanzialmente, la bolgia dantesca che affolla il quadrilatero della moda milanese in occasione della Vogue Fashion Night si spiega così. Non è perchè ci sono i negozi aperti anche la sera. Uno ci può entrare anche dopo la pennica dopo pranzo, da Miu Miu. E’ che tutti quelli che non sono mai entrati nella vita da Marc Jacobs perchè per comprarsi una cintura dovrebbero vendersi la sorella alla mafia albanese e sanno che se entrano col negozio vuoto solo per guardare, i commessi milanesi li scruteranno con la faccia di chi ha appena visto una pantegana fare capoccella dal tombino, ecco, quella sera lì, possono entrare senza vergognarsi.

Estate 2011: cosa resterà.

Il mio pezzo per il quotidiano “Libero” oggi in edicola: Ogni anno, a settembre, la solita solfa. E quest’estate che noia, e sempre le solite facce, e solo veline e tronisti, e non ci sono più gli scoop di una volta. Certo, non ci sono più duchesse che si fanno ciucciare l’alluce e gli unici italiani a scorazzare per mare le top model sono rimasti gli stilisti, a cui notoriamente le donne interessano quanto a Piero Fassino interessa la discografia di Bob Sinclar, ma di cose, in quest’estate 2011, ne sono successe eccome. Ci sono state le copertine dedicate a Simona Ventura, per esempio. E se vi sembrano un fatto trascurabile, sappiate che quelle foto di copertina hanno tenuto banco sotto gli ombrelloni assai più della manovra finanziaria. Intanto perchè a molti è venuto il dubbio che la Ventura non abbia rinnovato il contratto con la Rai per stipularne uno esclusivo con Photoshop, visto che su Chi e Vanity Fair, la faccia della conduttrice sembrava quella di una trasfigurazione sul Monte Tabor. Gira voce che durante lo shooting per Vanity a Miami, gli abitanti della città della Florida siano rimasti sei ore senza luce perchè per schiarire gli zigomi della conduttrice è stato utilizzato il gruppo elettrogeno che illumina Ground Zero e che quelli di Sky l’abbiano convinta a lavorare per loro con la motivazione che sul satellite il suo ovale non risentirà degli effetti della forza di gravità, ma si tratta di illazioni. E’ stata poi l’estate degli stalloni che non ti aspetti. Se una vecchia gloria come Flavio Briatore ormai, al massimo, passa il Fissan sul sederino arrossato di Nathan Falco, un insospettabile Italo Bocchino è stato fotografato nell’arco di un mese con una mora a spasso per Roma, una bionda al largo di Panarea e in atteggiamenti mielosi con, appunto, l’Ape Regina Sabina Began. Diciamo che ora abbiamo capito perchè Montezemolo ha deciso di battezzare il suo nuovo treno/siluro ad alte prestazioni “Italo”. Un altro personaggio con l’ormone esuberante è senz’altro Alessandro Preziosi, il quale dopo essere stato colto in flagrante con modelle, attrici, costumiste, bagnanti, rappresentanti Avon e lanciatrici di giavellotto, ha dichiarato in una toccante intervista a cuore aperto che lui no, non è uno che si limonerebbe pure un armadio a tre ante o una figlia a caso di Sarah Ferguson, no, è solo una persona molto fisica ed espansiva. Fossi la sua ex nonchè madrina del festival di Venezia Vittoria Puccini, regalerei fiumi di espansività a tutti i gondolieri della laguna. E veniamo al fenomeno “Melissa Satta”. A parte che se lei è diventata una star da copertina per il semplice fatto di essere stata mollata dal proprio fidanzato, io meriterei come minimo la copertina di “People”, la ragazza ha le idee un po’ confuse. Prima lancia l’accorato appello “Bobo, sposami!”, poi, forse nel dubbio che lui dica sì, organizza un tour di addii al nubilato da far sembrare Bobo Vieri un monaco shaolin. Nel frattempo, l’altra mollata da copertina Elisabetta Canalis, anziché festeggiare la fine della sua storia con Clooney (che sostanzialmente vuol dire risparmiarsi un altro agosto sul lago con il centodue per cento di umidità e una tristezza che neanche la fetta di panettone con la crema pasticcera al veglione di capodanno è una roba più deprimente), dimagrisce, si chiude in un cupo silenzio e quando pensi che partirà volontaria in Burundi, annuncia che parteciperà alla versione americana di “Ballando con le stelle”. Una roba che se Clooney poteva ripensarci, dopo che la vedrà ballare con l’agilità di un granatiere di Sardegna, farà emettere un’ordinanza che le vieti di avvicinarsi a meno di quindici chilometri da Laglio. Per finire con la galleria di sedotte e abbandonate, Roberta Morise ha sentito la necessità di informare il mondo con tanto di comunicato che quella con Carlo Conti ” è stata una bellissima storia ma purtroppo non tutte le favole hanno un lieto fine”. A parte che non si capisce se questo comunicato gliel’abbia scritto Federico Moccia, qualcuno spiega alla Morise che l’unico comunicato di una certa rilevanza mondiale su Carlo Conti potrebbe essere quello in cui annuncia che ha smesso di dormire nella capsula abbronzante? Poi, quest’estate, sono accadute cose di difficile comprensione. Tipo: dal mese di giugno Pato e Barbara Berlusconi limonano ininterrottamente sul pontile di Villa Certosa. Ma non ce l’hanno un giaciglio ‘sti due? Un Eminflex, un letto di fieno, un’amaca, un materassino gonfiabile, niente? Non c’era il mitologico letto di Putin, da quelle parti? Ma soprattutto: smette il padre e cominciano le figlie? Cosa erutterà mai ‘sto finto vulcano di villa Certosa, feromoni? Tra le vicende assai oscure c’è anche la gravidanza di Alessia Marcuzzi. La figlia doveva nascere ad agosto. E’ dalle dirette del Grande fratello che Alessia sfoggia il pancione e quest’estate è stata tutta una paparazzata di lui che le bacia la pancia rotonda, ma ancora niente lieta novella. Qui le cose sono due: o sotto la t-shirt in realtà Alessia nasconde tutti i cd di “Bella di padella” sul mercato per cancellare il passato canoro di lui o la bella conduttrice ha i tempi di gestazione di un elefante. Poi c’è l’oscura faccenda della sfiga che s’è abbattuta sul mondo della musica. Amy che addio, Vasco depresso, Bono con l’angina, Jannacci con la polmonite. Fortuna che era “canta che ti passa”. E soprattutto: questo virus non potrebbe esser un po’ più selettivo e meritocratico? Ad Albano manco due righe di febbre? E una dermatite a Povia? E infine, chiuderei col ricordare due eventi topici di fine estate: l’uragano Irene, che i meteorologi annunciavano come una sorta di armageddon per New York e dintorni e alla fine gli unici effetti disastrosi li ha avuti sulla cotonatura di Michelle Obama. E le dichiarazioni di fine agosto del premier, il quale ha raccontato entusiasta di aver perso ben quattro chili grazie alla dieta tisanoreica. In pratica, dovremmo credere che con una media di due Bunga Bunga a settimana non si perde un etto e che ingurgitando decotti si diventa una silfide. Un atto di fede.