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Io je l’avevo detto al Roscio, che stava a fa’ ‘na…

Io je l'avevo detto al Roscio, che stava a fa' 'na cazzata.

Da Libero: il mio amore devastante per “C’è posta per te”

Ognuno ha le sue perversioni. Grillo ha Di Pietro, Formigoni i lavori a maglia e Benedetta Parodi la panna acida. Io amo in maniera perversa e incondizionata “C’è posta per te”. Da anni e senza cali di desiderio. E perchè sia chiaro quanto la mia dedizione al rito della busta che slitta sul pavimento in plexiglass se l’ospite si smolla o si chiude in faccia a padri snaturati come una tagliola per pantegane se il figlio non ha moti di pietà, io sarei perfino pronta a rinunciare a un invito a cena da Andrea Pirlo, il sabato sera. Potrei al massimo mandare un whatsapp durante la pubblicità, a Pirlo, di sabato sera. E solo per dirgli: “Ha fatto bene a non aprire la busta a quella racchia infame che sparlava della suocera e l’ha mollato per il gommista per poi tornare da lui e lasciarlo perchè s’era dimenticato di registrarle la semifinale di Masterchef”. “C’è posta” per te mi piace perchè ha cinque dinamiche fisse che si ripetono con sfumature diverse in ogni puntata e riescono comunque a appassionarti come se fossero un’assoluta novità nel campo dei meccanismi relazionali e televisivi mondiali. Eccoli: a) il vecchietto ex partigiano che durante la guerra era perdutamente invaghito della figlia del lattaio in un paesello dell’emiliano, non l’ha più vista per 60 anni durante i quali ha avuto tre matrimoni e dodici figli di cui solo dieci riconosciuti , e a 83 anni suonati, neppure ha finito di avvitare il tappo dell’urna cineraria con i poveri resti dell’ultima moglie, che scrive alla De Filippi: “Vorrei tanto rivedere Luigina Campirotti, la figlia del lattaio. Non l’ho mai dimenticata”. Il problema serio è che il vecchietto in questione trascura sempre un piccolo particolare: sono passati 60 anni. Lui è segretamente e irrazionalmente convinto che la figlia del lattaio sia una cavia volontaria degli esperimenti di criogenesi e riposi da decenni in uno Smeg verde pastello. Lui pensa che la De Filippi la scongelerà col phon a cinque minuti dalla diretta e lei sarà ancora la fresca adolescente della foto in bianco e nero che conserva nel portafogli. Ovviamente, la De Filippi gliela trova. Manda il solito postino sfigato che nel borsello di cuoio nasconde una pistola narcotizzante con cui fredda tutti i malcapitati che cercano di scappare dal rito mortificante del “Dì : C’è posta per te!” pronunciato sull’uscio di casa in ciabatte e lei appare in studio. Inutile dire che di quell’esile giovinetta che era la figlia del lattaio è rimasto solo il girovita della cisterna del latte pastorizzato. Quando il vecchietto vede la faccia di Luigina sul monitor non nasconde la delusione. Ma la faccia schifata di lui è niente, perchè a questo punto, per un meccanismo psicologico misterioso quanto il successo di Lorena Bianchetti, Luigina finge di non ricordarsi chi sia lui. Nega il flirt giovanile. Gli dà del pazzo visionario. Finisce che i due si scazzano che neppure se lasci Marchionne e Della Valle al buio nello sgabuzzino delle scope, lei chiude la busta e il vecchietto finisce la serata a cercare amore mercenario sulla Salaria. b) il secondo caso tipico è quello della madre a cui non piace la nuora e quindi non parla più col figlio da dieci anni. I motivi sono quasi sempre profondi e drammatici: la nuora non ha firmato la cartolina del viaggio di nozze a Sorrento. La nuora ha osato criticare lo spessore della glassa sulla torta della suocera. La nuora sta sulle balle alla suocera perchè gli ha portato via il figlio proprio quando aveva cominciato lo svezzamento con la crema di verdura al compimento del trentaseiesimo anno. Questo genere di storie finisce quasi sempre con il pubblico di C’è posta per te che appena la suocera lascia intuire che non aprirà la busta, comincia prima a fischiare, poi a rumoreggiare, poi a lanciare insulti che manco all’arbitro Rizzoli, finchè le casalinghe ultras della prima fila tirano fuori manganelli e scacciacani e la suocera fa aprire la busta nella commozione generale. c) Quello che l’ha fatta grossa. Solitamente si tratta di un ex fidanzato che ha messo più corna in testa alla fidanzata che coroncine in testa alle Miss Sofia Loren. Di norma, la ex fidanzata è pure una gnocca imperiale e lui un cesso in ceramica. Naturalmente lui è pentitissimo e le promette felicità e bagni nel latte d’asina tutti i giorni della loro vita insieme. Qui accadono quasi sempre due cose: o lei lo perdona, lui cede a un pianto liberatorio di tre ore e quaranta e mentre ringrazia la De Filippi le lascia in mano un pizzino col suo numero di cellulare e il messaggio “Comunque sei una bella topa”, oppure lei chiude la busta e la frangia femminista e cornuta del pubblico, la porta a spalla per Cinecittà come la statua della Madonna dei pescatori. D) altro caso diffuso e misterioso è quello di parenti diretti tipo madre/figlia o fratello/sorella che non si parlano da vent’anni per questioni di principio e dopo trenta secondi di trasmissione aprono la busta e s’abbracciano tra lacrime copiose e suoni gutturali di varia natura. Che uno avrebbe voglia di dire: ma in vent’anni non vi potevate citofonare per risolvere ‘sta cosa anziché fare questa figura da pirla in mondovisione? F) quelli che per riscattare una madre da una vita di sacrifici e miserie le portano Gigi D’Alessio. Che uno pensa, già questa ha avuto una ciofeca di vita e ora pure Gigi D’Alessio? La visione di queste storie, lo ammetto, mi prova emotivamente più di una sconfitta del Genoa in casa. In dieci minuti di biografia della madre fiammiferaia letta dalla De Filippi con la colonna sonora di “Incompreso” in sottofondo e quattro marmocchi che depositano peluches e mazzi di fiori ai piedi della povera signora, io piango tutte le lacrime di tutti i neonati del mondo. Senza ritegno. Senza dignità. E io lo so che siamo in tanti. Lo so che ormai a far piangere gli italiani sono solo le buste: quelle della De Filippi e quelle di Equitalia. Solo che la De Filippi, a un certo punto, se la busta non la vuoi aprire, molla.